25 Aprile a Magliano: il sindaco Bailo ha ricordato il partigiano “Gabbi”, Pietro Burdisso

Grazie ai contributi dei figli e di coloro che lo avevano riconosciuto, il primo cittadino ha ricostruito la vita del ragazzo, morto a soli 30 anni

Giovedì 25 aprile, in occasione delle celebrazioni per la Festa della Liberazione, il Comune di Magliano, le Associazioni del paese e i cittadini si sono ritrovati sulla piazza del municipio. Dopo l’alzabandiera del Gruppo Alpini presso il monumento ai Caduti, il sindaco Marco Bailo, davanti alla lapide commemorativa recentemente restaurata, ha ricordato tutti coloro che hanno perso la vita per la libertà, in particolare la figura del partigiano “Gabbi”, Pietro Burdisso, ucciso a 30 anni, nel 1945, del quale quest'anno ricorre il 11º anniversario della nascita. Bailo ha letto l’intervista da lui stesso realizzata, parlando con alcuni anziani del paese e parenti del partigiano, raccontando chi fosse Pietro Burdisso e gli eventi che portarono alla sua uccisione.

Ecco di seguito il racconto realizzato dal sindaco Bailo, dopo la sua ricostruzione
Pietro Burdisso nacque a Salmour il 18 luglio 1914, da una famiglia di agricoltori: Giuseppe Burdisso e Maddalena Costamagna. Si trasferisce per amore a Magliano Alpi, dove si sposa il 1° gennaio 1939 con Domenica Robresco (nata 23 luglio 1916) che viveva a Magliano Alpi in quegli anni. Dall’atto di matrimonio emerge che si sposarono nella Parrocchia di Magliano Alpi Sottano e che Pietro faceva il muratore ed era residente nel Comune di Moncalieri, dove avvennero le pubblicazioni di nozze. Si apprende anche che nel 1939, il regio podestà a Magliano Alpi era l’avv. Cesare Rovere e il parroco di Sottano era don Bartolomeo Manassero. Nel frattempo, nascono i figli. Prima Beppe (il 16 maggio 1939) e poi Bruno (il 9 settembre 1942). La nostra nazione, nel frattempo, era entrata ufficialmente nella Seconda guerra mondiale il 10 giugno 1940, e fu annunciata da Mussolini stesso con un celebre discorso dal balcone di Palazzo Venezia. Con l’inizio della guerra di Resistenza, a partire dall'estate 1943, dopo il crollo del fascismo e la stipula dell'armistizio con gli anglo-americani. Le forze politiche antifasciste (comunisti, socialisti, democristiani, azionisti, liberali, demo laburisti) danno vita, già il 9 settembre 1943, al Comitato di Liberazione Nazionale (CLN), che per circa 20 mesi guiderà la lotta di Liberazione. I tedeschi, all'8 settembre 1943, occupano gran parte del territorio nazionale. Nei giorni immediatamente successivi all'armistizio, disarmano e catturano, sul territorio metropolitano ed estero, circa 800 mila soldati italiani, perlopiù lasciati senza ordini e direttive dal re Vittorio Emanuele III, dal Governo del maresciallo Badoglio e dai vertici delle forze armate.

Pietro Burdisso aderisce alle forze di liberazione partigiane, con la formazione “Mauri 1ª Divisione Langhe”, sotto il comandante Enrico Martini “Mauri", dal 25 luglio 1944 in poi. Assume l’incarico di Commissario di distaccamento (dal 1º gennaio 1945), che può essere equiparato al grado di sottotenente, nella 3ª Brigata Langhe ovest. Nell’intervista ai figli di Pietro, che all’epoca erano bambini molto piccoli, emerge che il padre non era spesso a casa, perché sempre impegnato nella guerriglia partigiana. Loro vivevano nella frazione Sottano, all’altezza di Via Tomatis 5. Solo a volte tornava a casa per vedere la moglie e i figli, che nel frattempo venivano aiutati dai famigliari della mamma. Beppe ricorda un aneddoto del padre: mentre si trovava a Clavesana su una moto Guzzi 500, in direzione delle Langhe, repentinamente avvisato da una ragazza che faceva pascolare il bestiame, dell’arrivo di alcune camionette tedesche, Pietro si spinge a tutta velocità verso il fiume Tanaro e finisce in un anfratto del fiume insieme alla moto, restando tutta la notte nascosto, rientrando a casa a Magliano soltanto il mattino successivo. I figli ricordano che tornava a casa circa una volta la settimana, per vedere i famigliari, ma probabilmente anche per incontrare gli altri partigiani presenti sul territorio o per reperire alcune informazioni, oltre a nascondere nel sottotetto della propria abitazione dalle 3 alle 4 casse di mitragliatrici. Beppe ricorda inoltre di un grandissimo incendio, probabilmente nel 1944, che distrusse totalmente l’osteria “Maglianese”, dove ancora esiste, ricostruita attualmente. L’osteria "Maglianese" era di proprietà dei genitori di Liliana Tomatis, che svolgevano anche attività di locanda e albergo. I tedeschi, dettero fuoco all’osteria perché vennero a conoscenza che alcuni partigiani, probabilmente di passaggio, si erano fermati lì per mangiare e riposarsi, e fu così che per rappresaglia diedero fuoco ai locali, distruggendoli totalmente. Beppe venne portato all’Asilo di Sottano che era gestito dalle suore, dopodiché verso sera, insieme a sua madre, si spostarono in via Verdino 95, l’attuale casa di Pietro Rossi (Piergiacomo), per poi partire nella notte su un carretto in direzione delle Langhe. Molto probabilmente gli amici partigiani, avevano temuto rappresaglie nei loro confronti, e avevano così preferito trasferirli altrove. Dopo il 25 aprile 1945, con la liberazione del territorio italiano, i compagni partigiani di Pietro, decidono di andare a festeggiare la Liberazione al Vascello d’Oro di Carrù, e a fine pasto, scaricando in aria le armi, probabilmente per festeggiare la vittoria, un colpo accidentale ferisce mortalmente Pietro al cuore. Era il 14 maggio 1945, aveva appena 30 anni. Le esequie funebri di Pietro vennero celebrate nella parrocchia di Sottano, con la presenza del picchetto d’onore e di molti compagni partigiani, e poi fu tumulato nel Cimitero di Sottano. I figli orfani, Beppe e Bruno, prima Beppe nel 1945 e poi Bruno nel 1948 iniziano le scuole Elementari, che erano presso la Villa Santa Chiara e poi vengono mandati al Collegio “Colonia agricola orfani di guerra” in Rocca de’ Baldi.

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