“Dietro la collina”: il nuovo romanzo di Paolo Fiore

Nuovo capitolo delle “Storie del Monte Regale” coniate dalla penna dell’autore monregalese. Protagonista un generale della Finanza a fine corsa, alle prese con i fantasmi del passato

Angelo Branduardi, Simon and Garfunkel e adesso Francesco De Gregori: l’ultimo capitolo delle “Storie del Monte Regale” partorite dalla fantasia di Paolo Fiore come i due precedenti porta nel titolo un riferimento musicale, nella fattispecie ad un brano del cantautore romano, la notissima “Generale”, in cui «Dietro la collina/non c’è più nessuno» alla fine delle guerra. È un tratto tipico dei romanzi di questo curioso ciclo, che si basano tutti sul sottilissimo gusto del gioco, della citazione colta, più o meno criptica, magari con più livelli di lettura. Paolo Fiore è archeologo di formazione, funzionario regionale di professione, monregalese di nascita, chiavarese e torinese d’adozione. Scrittore per passione, ama giocare sul velluto e deliziare il lettore attento e arguto con una miriade di dettagli da cogliere. Dopo i primi racconti ha dedicato un libro “Pascolare il vento” alla sua Chiavari, poi è stato catturato dalla fascinazione per una città che non aveva vissuto se non nei ricordi della prima infanzia. Così è nato “Il dolce tempo della raccolta” (2020) che vedeva come protagonista Angelo Dutto, professore di liceo sul viale del tramonto, uomo pieno di cultura, memorie ed estro. Un irredimibile e scontroso flâneur, che si aggira per le vie di una Mondovì Piazza avanti di un paio di decine d’anni. Nella cronologia del libro, in sostanza, oggi Dutto sarebbe in cattedra, a castagnare studenti e studentesse con le sue citazioni latine. Anche il successivo “Suono del silenzio” (2022) è incentrato sul professore: se il primo ne raccontava gli ultimi giorni, il secondo lo ritrae “in absentia”, con gli amici di una vita intenti a decifrarne pensieri e la misteriosa figura. Il nuovo capitolo, più breve dei precedenti (siamo sul centinaio di pagine, contro le più di settecento del primo libro e le duecento del secondo), approfondisce il personaggio del generale Ferdinando Guastini, alla soglia del suo ottantunesimo compleanno, amico di sempre di Dutto. Appassionato di Bonaparte, ha il vezzo di celebrare le ricorrenze secondo il calendario napoleonico: ecco quindi che quella ritratta nel libro è la “Notte sul 27 messidoro” come riporta il sottotitolo. Ancora una volta, nel percorrere questa storia, si ritrova la fascinazione di Paolo Fiore per il passato, «il caro, il dolce il pio passato» per dirla con Giorgio Bassani. Soprattutto, per la psicologia delle persone che in qualche modo stanno percorrendo gli ultimi metri del traguardo. La gara ormai è in gran parte alle spalle, con la consapevolezza che il risultato non potrà essere modificato più di tanto. Resta da muovere gli ultimi passi, accompagnati dalla malinconia per l’assenza di tanti amici e per la giovinezza ormai perduta. L’insonnia, che spesso affligge gli anziani, è il campo di battaglia del generale Guastini, che ogni notte combatte con i rimpianti e ricordi, rivede i compagni di viaggio di sempre e si chiede quando toccherà a lui andare avanti. Sullo sfondo di tutto, la collina di Piazza, dove combatté Napoleone, e dove tutti loro hanno combattuto la battaglia quotidiana, di cui nella notte del 27 messidoro 2050 non si odono che gli echi lontani. Sicuramente i lettori ricorderanno quale altra metafora attribuisce Edgar Lee Masters alla Collina. Ora che «Dietro la collina/non c’è più nessuno» che ne sarà del generale Guastini? Lo si scoprirà immergendosi ancora una volta nel fascino di questa curiosa Mondovì letteraria e dei suoi personaggi.

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