La “iena” Angioni a Dogliani chiude il Festival della TV – LE FOTO

Domenica 26 maggio, va in scena la giornata finale dell'evento doglianese, ecco tutto il programma

Domenica 26 maggio, si chiude il Festival della tv di Dogliani. Dopo due giorni di incontri, con la presenza di numerosi ospiti di grande interesse, anche la giornata conclusiva si preannuncia ricca di spunti.

Enrico Mentana dialoga con Annalisa Cuzzocrea

Mentana : «Nel 2010 ho cominciato a fare il Tg di La7. Dopo 14 anni, ora devo pensare se continuare a fare la stessa cosa nello stesso posto. Cairo è il mio editore ideale, non mi ha mai detto cosa fare o non fare nel mio TG. Ho lavorato benissimo a La7, il mio contratto finisce a dicembre 2024. Se arriva il principe azzurro che mi offre mille miliardi e la libertà assoluta, un pensierino ce lo faccio». Sulla politica: «Sfumato il duello Schlein-Meloni per le europee? Non è l'ultima sfida che smuove l'intenzione degli elettori. Non si può essere indecisi tra Schlein e Meloni. La richiesta di Meloni "votate Giorgia", crea un legame, una complicità. Usare il nome di battesimo è una trovata, per avvicinarsi agli elettori».

Alessandro Araimo (Nove): «Ho lavorato per Fininvest per sviluppare Internet. Berlusconi ne era molto incuriosito. Ci invitava a pranzo e ci faceva una marea di domande, poi ci raccontava le barzellette. Per i giornali di carta, il declino è inevitabile. Non è però in declino l'informazione. I brand riconosciuti avranno sempre maggiore credibilità e seguito. Crozza, Fazio e Amadeus non si convincono a venire su Nove solo con un'offerta economica. Ci hanno dato fiducia e credono nel progetto».

Dario Vergassola sale sul palco con la maglietta delle Bocce Quadre di Mondovì

Vergassola: «A Mondovì si divertono con una cosa folle: le bocce quadre. Tu le lanci e vanno dove cavolo vogliono, una cosa senza senso. Ancora adesso non capisco perché abbiano chiamato me a fare da testimonial».  Poi racconta: «Vengo da una famiglia di operai, facevo il manovale a La Spezia. Poi ad un certo punto sono finito a Zelig che era ancora un bar, una roba per gente un po' stramba... come quelli delle bocce quadre. Ero a Venezia ad uno spettacolo con Giorgio Gaber. Ero gasatissimo. A fine serata, dal palco guardo in platea e in prima fila c'era mia moglie che dormiva. Il bar era meraviglioso. Ci si prendeva in giro: uno era basso, uno era gobbo, l'altro era magro. Adesso non si può più fare. Io sono ipocondriaco, ho paura della morte quindi la allontano con cinismo, con le mie battute. Conosco tutti i pronto soccorsi d'Italia».

Giovanni Minoli: l'arte dell'intervista

"Io mi sento un perdente di successo - racconta Minoli, dal palco del Festival - C'è un intervista che avrei voluto fare e che non sono mai riuscito a fare: quella con Ted Kennedy.  Ai miei intervistatori dicevo prima i temi dell'intervista, ma poi lo domande erano quelle che mi venivano. Non ho detto le domande neanche ad Agnelli, che all'epoca era il padrone d'Italia. Francesca Fagnani è un'ottima intervistatrice, però ha un limite: monta le interviste. Io non l'ho mai fatto, perché ho sempre voluto che l'intervista uscisse così com'era, senza modifiche"

Paolo Conticini: "Cash or Trash"

Paolo Conticini: «In Cash or Trash, la maggior parte dei venditori pensano di avere una cosa preziosa tra le mani. Spesso però succede che vengano smontati dalla realtà. E io li consolo. È bello vedere le persone che arrivano con la storia di un particolare oggetto di famiglia, tramandata magari di generazione in generazione. Da questi oggetti ritrovati emerge l'Italia di un tempo, che dava più valore alle cose. Ora possiamo avere tutto e diamo meno peso a quello che scegliamo. Non mi aspettavo un successo di questa portata per Cash or Trash. Sono al settimo cielo. È un programma per tutti, lo guardando anche tanto bambini».

Il ritorno a Dogliani di Luca Zingaretti

L'intervento di Luca Zingaretti va a fiondo sui temi politici: «Crescere alla Magliana mi ha insegnato ad arrangiarmi nelle situazioni difficili. Mia nonna era una porta-ordini partigiana, mio nonno era ebreo. Nonostante ciò ha cresciuto i suoi nipoti insegnandoci l'importanza della patria. Oggi c'è ancora confusione su questi temi. La sinistra, davanti alle paure paventate dalla destra, anche in questa campagna elettorale, non ha saputo mettere un argine. Sui migranti non si dice la verità. Parlare di "invasione" è ridicolo: sono persone che ci servono, perché noi non facciamo più figli e che ci pagano i contributi per qualche anno, prima di ripartire. Nel mondo c'è sempre una parte più ricca e una parte più povera. Chi di noi non migrerebbe, se dove si trova non avesse di ché sfamare suo figlio che piange?»
E ancora: «I
sraele aveva diritto di difendersi, ma lo ha fatto nel modo peggiore possibile. Non vedo nulla di male ha farlo notare ai nostri amici Ebrei». Sul ritorno dei fascismi: «Pensare di risolvere i problemi di oggi con un'ideologia degli anni venti non ha senso».
E sulla sua carriera televisiva: «Non mi pesa essere chiamato il commissario Montalbano. Mi piaceva tantissimo farlo, intanto ho fatto anche del resto, ma è vero che è stato un macigno della mia carriera. Finita la serie però ho continuato a lavorare».

Selfie e autografi per la "Iena" Max Angioni

Chiude il Festival Max Angioni

Max Angioni: «Sono arrivato a "Le Iene" quando presentavano Teo Mammuccari e Belen. Poi via via mi hanno dato più spazio. C'è un clima bellissimo e mi mettono nella miglior condizione per lavorare. Le Iene parlano di inchieste, io cerco di alleggerire i contenuti. C'è molto lavoro dietro: preparo trenta battute e ne uso cinque. I comici che mi hanno ispirato? Aldo, Giovanni e Giacomo, Albanese, Fabio De Luigi, Benigni e Beppe Grillo. Le mie stelle polari. Ho provato a fare l'attore di spot pubblicitari. Ne ho fatto uno in nove anni, perché i miei provini andavano malissimo. Gli spot sono tremendi, così come i provini».

 

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