Ceva: una stele al cimitero in ricordo dell’eroe cebano Ermanno Carlotto

Si è svolto a Ceva lo scorso fine-settimana il 15º raduno del Gruppo nazionale “Leoni di San Marco” della Marina Militare. Nell’occasione dell’evento, durato tre giorni, è stato reso omaggio al sottotenente di Vascello, Ermanno Carlotto, cebano, medaglia d’oro al valor militare, in occasione del 124° anniversario della sua morte. Partito per l’Accademia Navale di Livorno, Carlotto fu ammesso nel novembre 1892 e, dopo sei anni, nel 1898, lasciò l’Accademia con il grado di “Guardiamarina” per essere imbarcato sull’incrociatore corazzato Carlo Alberto. Morì in Cina a seguito di una grave ferita durante la difesa di Tientsin. Sabato scorso, in località Sant’Agostino, presso il cimitero è stata scoperta una targa commemorativa in omaggio alla sua memoria, alla presenza del sindaco Fabio Mottinelli e del presidente del Gruppo nazionale “Leoni di San Marco”, Claudio Mazzola.  Il raduno si è concluso domenica, con il ritrovo alla casa natale di Carlotto e la sfilata per le vie cittadine, con la deposizione della corona d’alloro al Monumento ai Caduti, cui è seguita la cerimonia del “Cambio del Basco”. Alla cerimonia erano presenti i componenti del Gruppo storico di Nucetto “Reggimento La Marina” e la Banda musicale di Ceva, che ha prestato il proprio servizio per tutta la durata della commemorazione; presenti molti cittadini, alcuni componenti della nuova Amministrazione comunale, delle Associazioni locali e delle Forze dell’ordine.

“Un Raduno indimenticabile”. Lettera aperta del Presidente Claudio Mazzola

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Sono partito da Brindisi, venerdì 21 giugno, per il nostro Raduno con l’auspicio di poter accogliere tutti i “Leoni” che, di lì a poco, avrebbero raggiunto la splendida città di Ceva. Non sapevo bene cosa avrei trovato, ma ero certo che la Sezione Nord Ovest e, in particolare, Renato e Nicola, non avessero lasciato nulla al caso. Appena giunto all'aeroporto di Bergamo, sono stato accolto da Nicola Tropeano, che ha subito posto le basi per quello che sarebbe stato un raduno memorabile.

Durante il viaggio, l’entusiasmo di Nicola nel raccontarmi ogni particolare del XV Raduno Nazionale e del lavoro fatto da Renato sul territorio, ha reso l'esperienza straordinaria, caricandomi di emozioni profonde prima ancora di arrivare a Ceva. Renato ci stava aspettando in quello che è stato, a tutti gli effetti, il Quartier Generale dei Leoni che hanno partecipato al raduno.  L'Hotel Sanremo ci ha accolti come amici di lunga data, non come clienti. Renato si è dimostrato una risorsa inarrestabile: ora era in albergo, ora alla stazione ferroviaria per recuperare i radunisti arrivati nel pomeriggio, poi di corsa a ritirare la torta della cena sociale. Non si fermava mai, e quando lo faceva, era solo per inquadrare con il suo mirino la prossima foto da scattare. Con fierezza mi ha mostrato i preparativi che, fin dal giorno successivo, avrebbero caratterizzato il nostro raduno, momenti colmi di emozione e orgoglio per poter dire: "Io c’ero". Ogni dettaglio era stato organizzato con cura quasi maniacale. Sabato mattina, di buon'ora, insieme a un gruppo di Leoni, siamo partiti per Altare dove avremmo reso gli onori a tutti i Leoni del San Marco che hanno ripiegato le ali in ogni tempo, in guerra e in pace. Il Cimitero delle Croci Bianche non mi era sconosciuto, ne conoscevo la storia, ma non c’ero mai stato. La vista di quel Sacrario è stata un momento toccante, carico di emozione. Da tempo desideravo visitare questo luogo sacro, e la realtà ha superato le aspettative. La commozione è stata profonda, ho sentito un nodo in gola mentre pensavo a tutti i Leoni, agli amici, ai fratelli che hanno ripiegato le ali e a quelli che stanno soffrendo per le malattie contratte durante le missioni di pace che il San Marco è stato chiamato a svolgere.  Il mio tributo, silenzioso ma potentissimo, al loro coraggio e al loro sacrificio. Non avevo neppure il tempo di rendermene conto che eravamo già in un altro cimitero, quello di Ceva, dove sono custodite le spoglie mortali del S.T.V. Ermanno Carlotto. L’ingresso solenne nella tomba del nostro eroe, Medaglia d’Oro alla Memoria, con le note del silenzio che echeggiavano nella cripta, arrivava direttamente al cuore. Era impossibile non pensare al ragazzo di 22 anni che ha dato la vita per difendere gli interessi della Patria. Un altro momento magico, che entrerà nella storia di questo raduno e anche nella città di Ceva, come sottolineato dal Sindaco Fabio Mottinelli, è stata la scopertura di una stele posizionata all’ingresso della cripta dove giace Ermanno Carlotto, voluta e realizzata da Renato Ruffino. Questa ha aggiunto solennità a una commemorazione già carica di emozioni. Che il raduno sarebbe stato un successo lo si era capito fin dal mio arrivo a Ceva.

Ma domenica, ormai pronti per il defilamento, mentre ancora ci stavamo preparando nella splendida Piazza Vittorio Emanuele II, la sensazione che il Leone di San Marco, Componente Nazionale Anfibia, avesse lasciato un segno indelebile nella città del nostro eroe, era ormai una certezza.

Il corteo prendeva forma: il Reggimento La Marina, con le sue uniformi storiche, univa la storia passata con il presente dei nostri Fucilieri in mimetica, rappresentanti la Brigata Marina San Marco.

La Banda musicale della Città di Ceva, con il suo tamburo, rendeva ancor più magica l’atmosfera che si stava creando. I Leoni della Componente Nazionale Anfibia, perfettamente inquadrati, si sono allineati al corteo con una marcia di avvicinamento che ha lasciato i cittadini incuriositi ed entusiasti. Ho notato anche un po’ di invidia per la nostra organizzazione, da parte di altre associazioni d’arma che ci osservavano ammirati. Il defilamento per le vie piene di fascino e storia di Ceva è stato ancor più emozionante. Giunti nel piazzale della cerimonia, la deposizione di due corone, una al monumento agli Alpini e l'altra al monumento dei Caduti della città di Ceva, sotto una pioggia battente, è stata un atto di riverenza e memoria che ha unito tutti i presenti. Lo speaker della cerimonia, dopo aver letto le motivazioni del cambio del basco, ha chiamato il Capitano di Vascello Alessandro Bausone, un caro amico fin dai tempi del San Marco, che, in rappresentanza dell'Ammiraglio Massimiliano Giuseppe Grazioso, mi ha consegnato il nuovo basco, sancendo il rinnovamento e rinsaldando ancor di più il rapporto tra i vecchi Leoni e i Leoni della Brigata Marina. La gioia di ricevere da Alessandro Bausone il nuovo basco ha aggiunto un nuovo tassello alla nostra fraterna amicizia. Al termine della cerimonia, salutati i componenti delle varie sezioni, sono ripartito per ritornare a Brindisi. Il cuore era felice, ma al contempo pieno di nostalgia.

È stata un’esperienza che ha lasciato un segno indelebile, un incredibile mix di orgoglio e malinconia. Grazie a tutti voi e alle vostre famiglie, presenti e non, per avermi fatto sentire orgoglioso di essere il vostro presidente.

Claudio Mazzola, presidente, Leone di San Marco Componente Nazionale Anfibia.

Renato Ruffino: «Una stele dal valore immenso, per non dimenticare Ermanno»

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Buongiorno a tutti, mi chiamo Renato Ruffino e sono originario di Cengio, negli anni 1974/1975 ho avuto il privilegio di essere stato un marò del Battaglione San Marco, ricordo che a quel tempo non sapevo nuotare, oggi a 70 anni compiuti posso dire che pratico ancora la subacquea. Nel 1996 ritornai in Puglia, in gita di piacere, con mia madre e la mia famiglia, per far conoscere i luoghi del mio servizio militare e dove accrebbero maggiormente i miei ideali di uomo. Passando in località Brancasi, dove ricordavo essere presente l’officina meccanica del Battaglione San Marco, nella parte opposta della strada scorsi una grande Caserma con il simbolo del Leone, ne dedussi che era la nuova caserma dei fanti di Marina San Marco… portava anche un nome “Carlotto” che subito mi fece pensare ad un negozio di Ceva che vendeva funghi. Sorrisi, e continuai il mio viaggio per andare a rivedere quella che era stata la mia vera caserma in cui avevo vissuto due anni stupendi, il castello Svevo o Castello di Terra e l’isolotto di Pedagne. Al ritorno, ripassai davanti a quella caserma e rilessi ancora quel nome “Carlotto”, sorrisi una seconda volta ripensando al negozio dei funghi. Mi riproposi di conoscere la storia di quella persona che dava il nome a quella Caserma e che ospitava quel reparto così prestigioso di Marinai che nel tempo aveva partecipato a diverse missioni di pace, prima fra tutte dopo 40 anni dalla fine del secondo conflitto mondiale, la Missione di Pace “Italcon” in libano nel 1982, (oggi, qui a Ceva alcuni di loro sono presenti a questa cerimonia per rendere onore ad Ermanno Carlotto). Passò un po’ di tempo e per puro caso leggendo la storia della Cannoniera “Carlotto” scoprii che il Signor Carlotto (quello della Caserma) era lo stesso che dava il nome a quella nave, ed era nato proprio a Ceva il 30 novembre 1878 e ivi sepolto, un comune a mezz’ora da casa mia. Il 30 novembre è una data a me cara perché è nato mio figlio, e da subito il Signor Carlotto l’ho classificato come il fratello maggiore di Lorenzo. La voglia di sapere, di conoscere la storia di quell’uomo mi travolse. Per tre anni girai biblioteche, setacciai internet come non mai, trovai molte informazioni, ma l’aiuto più grande venne da Giorgio Gonella, storico Cebano che mi fornì molta documentazione. In questi ultimi anni ho realizzato tre calendari storici per i soci del Gruppo Nazionale Leone di San Marco, raccontando la sua storia sconosciuta a molti. Oggi mi vedo qui a scoprire questa stele…, da me voluta…, da me realizzata e donata a nome di tutti voi del Gruppo Nazionale Leone di San Marco “al Comune di Ceva” per non dimenticare la sua storia e il suo sacrificio. Spero sia cosa molto gradita per la comunità Cebana e che serva a farlo conoscere ai più giovani, ma anche a tutti quelli che passeranno in questo luogo e che si soffermeranno a leggerne la sua storia. Da parte mia, finché vivrò e potrò, verrò sempre a fargli visita, onorandomi di essere un quasi concittadino del Sottotenente di Vascello Ermanno Carlotto, Medaglia d’oro al Valor Militare alla memoria, caduto a Tien Tsin sacrificando la sua giovane vita per l’onore della Bandiera. Ermanno Carlotto aveva solo 22 anni. Prima di chiudere, voglio ancora raccontare questa mia convinzione:… un po’ di tempo fa rivedendo il Film realizzato da Kevin Costner “Balla coi Lupi”, nella scena iniziale dove l’attore principale, passa davanti a tutto lo schieramento nemico al galoppo, sotto un fuoco infernale cercando la morte per non subire l’amputazione di una gamba e ne esce illeso, bè credo proprio che il regista abbia copiato quella scena dalla storia di Carlotto, perché anche il Carlotto fece la stessa cavalcata, sfidando la morte senza copertura, davanti al fuoco incrociato del nemico, ma con lo scopo ben diverso dal morire. Il suo obiettivo era quello di scoprire dove erano appostati i cannoni e poter dirigere il tiro con maggior precisione, la fortuna anche per lui era dalla sua parte e ne uscì illeso a differenza del suo cavallo. Il coraggio e la determinazione certamente non gli mancavano. Da quel momento la sua fama si espanse a dismisura fra tutte le Legazioni. L’eroico gesto non passò inosservato, tutti parlavano di lui, peccato che gli andò male il giorno dopo. Era il 18 giugno 1900 ed era nel Settlement (una zona di Tien Tisin che godeva al suo interno della extraterritorialità di fronte il Collegio Militare), gli scontri erano molto cruenti, e i proiettili sibilavano sopra i ripari, anche in quel frangente bisognava capire da dove proveniva il fuoco nemico… per un momento si scoprì e quel momento gli fu fatale. Un cecchino lo colpì nella parte superiore del petto e cadde imprecando alla sfortuna perché sarebbe stato inoperativo in un momento così importante. Venne trasportato nell’ospedale inglese circondato dalla tenerezza e dall’ammirazione dei suoi camerati e assistito con premura ed affetto di sorella dalla moglie di un ex ufficiale tedesco stabilitosi a Tien Tsin. Morì il mattino del 27 giugno 1900.

Renato Ruffino

 

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