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Mondovì: l’immigrazione in scena a teatro

Al "Baretti"  lo spettacolo “Riscatto” di Mohamed Ba

Mondovì: l’immigrazione in scena a teatro

Barconi, mare, morte, lacrime e paura per tutti: migranti e accoglienti. Ecco le immagini che passano oggi nelle nostre teste quando guardiamo un qualsiasi TG. Opporsi a tutto questo è difficile, la tentazione è quella di chiudere gli occhi. Chi invece ci invita ad aprirli è Mohamed Ba: attore, drammaturgo, educatore che porta a Mondovì venerdì 26 ottobre lo spettacolo “Riscatto” sul tema delicato, eppure profondo oltre che attuale, dell’immigrazione. O, meglio, come specifica lui, dell’intercultura. Lo spettacolo, gratuito, va in scena al “Baretti” alle 20,30, ed è pensato per ragazzi e famiglie, organizzato da Age e Mondoqui con il patrocinio della Città di Mondovì e con il supporto del CSV. Un monologo teatrale per raccontare il punto di vista di chi, in questi anni, si è ritrovato in mezzo al nulla assoluto, armato solo della speranza di essere visto, di essere notato, di essere salvato. «Forse non bastano le conferenze che parlano solo alla testa e analizzano il fenomeno migratorio, dal punto di vista storico, economico e sociale – spiegano gli organizzatori –. A volte è più utile aprire il cuore e ascoltare chi ha vissuto tutto questo sulla sua pelle, cosa lo ha spinto a partire e cosa ha passato prima di decidere di mettersi in mare, per attraversarlo. E toccare con mano quello che bisogna sapere sul fenomeno migratorio. Mohammed Ba ci invita a cogliere l’occasione che ci off re la povertà per un riscatto, una vera rilettura del nostro essere».

CHI È MOHAMED BANato in Senegal, vive e lavora in Italia da anni. «Posso quindi affermare di essermi gradevolmente italianizzato – dice di sé stesso –. Tuttavia, mi muovo anche con la consapevolezza che il tronco d’albero può passare secoli in acqua e non per questo diventa un coccodrillo. Mi sento portatore di valori, di culture e tradizioni che non necessariamente somigliano ai valori e alle tradizioni italiani e cerco di costruire un ponte che colleghi il meglio di quello che determina il mio essere africano prima, senegalese poi, con il meglio che il territorio che mi ospita mi offre. Provo a farlo con passione, determinazione, professionalità. Il mondo di oggi, così com’è, non va bene e c’è la necessità di rispolverare i vecchi stili di vita che ci hanno permesso di superare i duri tempi di guerre e conquiste. La crisi che ci annebbia la mente non è solo economica, è anche etica, morale e religiosa. Avevamo scelto i modelli di sviluppo dando ampio spazio al denaro mortificando cosi l’essenza umana. Così fu negli anni ‘30, e le guerre che ne sono seguite purtroppo non ci hanno insegnato che quando è l’avere che condiziona l’Essere, chi non ha non è e non potrà pretendere di essere. Cerco, attraverso il mio lavoro di formatore, educatore, attore e drammaturgo teatrale, di dare il mio contributo per una rifondazione della nostra forma mentis, mettendo l’uomo al centro».

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