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Aquaman: La convivenza tra i popoli mostra i muscoli

Nell’universo DC comics al cinema è il turno dell’erede al trono di Atlantide. Tra una battaglia e l’altra: origini, sentimenti e pensieri progressisti.

Parole chiave: cinema (82), dc comics (4), avventura (24), fantasy (10), giovanni rizzi (60), fumetti (29)
Aquaman: La convivenza tra i popoli mostra i muscoli

TRAMA

1985, dall’unione tra il guardiano del faro Thomas Curry e la fuggitiva Atlanna, regina di Atlantide, nasce Arthur: nelle cui vene scorre sangue misto umano e atlantideo. Per poter proteggere Thomas e il figlio dall’ira vendicativa delle guardie di Atlantide, Atlanna è costretta a fuggire. Promettendo di fare ritorno, lascia la cura del piccolo al padre, e durante il suo percorso di crescita al fidato Vulko di Atlantide; con lui Arthur affina le sue doti di atlantideo, fino ad utilizzarle in età adulta. A seguito del salvataggio di un sottomarino i media affibbiano ad Arthur il nome di Aquaman: raggiunto in superficie dall’amica Mera, apprende da lei della volontà del potente re Orm di muovere guerra contro gli umani. L'unico modo per poterla evitare risiede nel riprendersi quel trono di Atlantide, che Arthur decise di rinnegare.

Dopo averlo visto di sfuggita in Batman vs Superman e in terreno condiviso nel supergruppo di Justice League, Aquaman ha ora una pellicola tutta per se, seguendo una formula già collaudata alla DC, e in generale nei cinecomics, che prevede il lancio alternato tra capitoli sui singoli e vicende collettive. La DC comics ha preso molto sul serio questa produzione, c’è la necessità di ribaltare le sorti del duello con la Marvel, che vede quest’ultima in vantaggio. Per farlo la DC ha puntato sull’ambiziosa regia di James Wan: cineasta australiano, noto fin dagli esordi del cult “Saw – L’enigmista”, che nella sua carriera ha seguito la strada dell’horror d’autore fino ad incontrare i bolidi di “Fast & Furious 7”; ora per lui la possibilità di attingere alle corpulente casse della Warner Bros, per poter dimostrare appieno le sue potenzialità.

Nato editorialmente nel 1941, Aquaman, come tutti i personaggi principali del fumetto supererico, ha subito una serie smisurata di variazioni e caratterizzazioni, per la trasposizione cinematografica la DC ha scelto di conferirgli un aspetto molto grezzo in superficie, ma sotto la cui corazza si muovono però sentimenti nobili e impreviste sfaccettature temperamentali. Propenso all’aiuto del prossimo, come ogni buon supereroe che si rispetti, il suo compito prioritario è il raggiungimento di un unione pacifica tra due popoli, terrestre e sottomarino, parte del suo stesso sangue, ma sull’orlo della guerra, divisi da pregiudizi e volontà di non conoscersi. I valori sono quelli trasmessi dall’amore, impossibile, della regina di un continente marino con l'umile guardiano di un faro, nella cui differenza di lignaggio, etnia e cultura passano le sfumature della fiaba contemporanea. La loro love story è da antologia del romanticismo da cinefumetto, oltre ad essere una delle sottotrame meglio riuscite dell’universo DC trasposto al cinema. Arthur però fatica a comprendere l’importanza del suo ruolo, rinnegando Atlantide, colpevole della morte della madre, e quel sangue che scorre nelle sue vene; proveniente da due razze diverse e malvisto per questo da molti. Capirà con l’aiuto di Mera che esso è in realtà un valore aggiunto, fonte di beneficio per tutti, e ponte tra due popoli distanti.

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Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna, e quello della coprotagonista Mera è un ruolo essenziale nella vicenda: spalla in azione, guida e artefice del cambiamento di Arthur, sarà lei ad introdurlo idealmente e fisicamente ad Atlantide, in una delle sequenze più avveniristiche e suggestive dell’intero panorama dei cinecomics. Un figliol prodigo che ritorna in un regno di fascinazioni architettoniche futuribili e ambientazioni mozzafiato, accompagnato da musica elettronica e accolto da una minacciosa fauna marina addomesticata. C’è un trono da reclamare: per ristabilire la pace, per favorire la collaborazione tra i popoli, esso sembra inciso nel destino di Aquaman, ma per ottenerlo bisogna dimostrare di esserne degni. Questo particolare posta automaticamente ad un accostamento col martello del semidio Marvel Thor, un percorso iniziatico tipico del mondo fantasy, utile alla ricerca interiore e a movimentare ulteriormente una trama, che necessitava di questo tocco aggiuntivo, per non lasciarsi risucchiare in un intreccio che poteva apparire prevedibile. Il punto forte è invece presente nel messaggio che si vuole passare, un unione tra popoli che condividono lo stesso pianeta, un’idea di progresso che vive della forza che lo scambio culturale può dare, quel superpotere collettivo che vede in Aquaman la sua personificazione.

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