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Macchine Mortali: Il futuro è un incubo Steampunk

Ribellione, animazione giapponese e città erranti, per la spettacolare e inquietante Europa distopica targata Peter Jackson

Parole chiave: steampunk (1), cinema (84), fantasy (10), fantascienza (28), giovanni rizzi (61), avventura (24)
Macchine Mortali: Il futuro è un incubo Steampunk

TRAMA

In un Europa reduce da un’apocalisse bellica, la popolazione risiede in città trazioniste: enormi strutture urbanizzate, che mosse dall’energia di immensi macchinari errano per la superficie; al di fuori di esse piccole tribù di nomadi disperati e gruppi di ribelli organizzati, tra di essi troviamo la giovane e irruente Hester Shaw. Londra, la vita del tranquillo studioso Tomas viene sconvolta quando in città giunge Hester, decisa a vendicare la madre eliminando il potente Thaddeus Valentine. Tom fervido ammiratore di Valentine sventa l’attentato, scoprendo però il terribile piano che egli sta architettando.

Ci sono quasi due secoli di storia del fantasy in questa trasposizione del romanzo di Philip Reeve, diretta da  Christian Divers e prodotta da Peter Jackson. Partendo dalla letteratura horror ottocentesca, con la sua opera forse più celebre, quel Frankestein di Mary Shelley, scritto nel cuore della rivoluzione industriale, frammento storico da cui prende vita lo Steampunk, il genere che impernia la pellicola, esportato per l’occasione in un futuro distopico. L’ambientazione post guerra nucleare qui rappresentata, è un tema classico della narrazione a fumetti e cartoni animati made in Japan, e affrontato uno smisurato numero di volte. Analizzando la pellicola ci rendiamo conto di quanto essa ne sia stata influenzata, cominciando da quell’apocalisse atomica, appena accennata ma percepibile, che ci riporta visivamente al cult “Akira”. Anche nella pellicola di Katsuhiro Otomo il momento dell’esplosione è compresso in pochi fotogrammi, uno shock bellico fulmineo posto come antipasto narrativo al racconto della vicenda, che in questo caso ci accorgeremo avrà molto più da spartire con la saga di Ken il Guerriero: per il suo svolgersi in una terra avvolta nel caos, divisa in fazioni che il post bomba ha incattivito e sparpagliato.

I reperti archeologici che tanto affascinano Tom, e tanto servono a Thaddeus ci offrono una paradossale  carrellata dell’oggettistica del ventunesimo secolo corrente. Dispostivi hi-tech come tablet, i-phone sono visti come dispositivi obsoleti, colpevoli di una sfiorata analfabetizzazione di massa, che per noi è ancora da venire. Ma più che metterci in guardia in maniera ironica sui rischi che corre la società attuale con questi strumenti di comunicazione, sembra esserci la volontà di liberare l’orgoglio Steampunk:  la tecnologia alimentata dall’energia a vapore è sopravvissuta alla catastrofe che quella elettrica ha generato, e che ora ritorna a mettere in pericolo il globo. Il vapore muove molta della tecnologia presente nei lavori Miyazaki, la sua è un influenza dominante su Macchine mortali, cominciando da “Il Castello errante di Howl”, che ne sembra a livello di immagine una genesi, mentre la devastante tecnologia sembra ricalcare quella presente in “Laputa – Il castello nel cielo”, film tratto liberamente da un frammento dei I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift. Traspare inoltre la forte convinzione ecologista del maestro d’animazione giapponese, qui riproposta nel gioco di contrasti che vede la città anti trazionista nel cielo, pulita dai veleni industriali, composta da velivoli che sfruttano la sola forza eolica. Che per la sua natura di comunità multi etnica e auta aggregata in volo, è molto vicina per ideologia e composizione alla Città dai mille pianeti, della recente pellicola di Luc Besson “Valerian”. Tecnologia e natura primordiale in cerca di rinascita, inseriti in un futuro distopico, tutti elementi presenti anche nella serie animata “Conan – Il ragazzo del futuro”, di fine anni settanta, anch’essa diretta da un Miyazaki agli albori.

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Ma la società industriale tanto affascinante nel contesto steampunk offre anche il suo aspetto più spaventoso, le città trazioniste sono un mostro tritatutto che non inghiotte soltanto chi ci vive all’interno, ma divora anche tutto quello che c’è fuori. Così ritorna la storia, e la politica espansionista, che ha avuto nell’impero britannico l’esponente simbolo, qui rappresentato in forma fantasy dall’enorme Londra, che i suoi mortali ingranaggi  verso il continente, ciò che rimane della terra, da conquistare e inglobare. L’unica forma di resistenza risiede in quella ribellione che non ha caso è radicata nel cuore della Cina, uno dei rari territori che hanno resistito al colonialismo europeo perpetuato per secoli. La muraglia finora invalicabile agli attacchi è a serio rischio a causa della nuova arma a disposizione di Valentine: il villain che ha il volto dell’attore Hugo Weaving. L’attore celebre per Matrix e la saga del Signore degli Anelli, si avvicina in questo caso a un grande cattivo Steampunk fine anni ‘90, il diabolico Dr. Arliss Loveless di Wild Wild West interpreto da Kenneth Branagh, che alla guida dei giganteschi mostri meccanici molto ricorda il condottiero a capo di questa terribile Londra del futuro.

Ma il personaggio più interessante risulta essere Shrike: l’uomo “rinato “ che tanto ricorda la “creatura” di Frankestein di Mary Shelley, a cui è stata restituita la vita, privandola però di ogni tipo di sentimento. La sua è una conformazione ambigua, un personaggio che per la sua natura non può offrire nulla di emotivo, ma al contempo è al centro delle sequenze più toccanti. Un essere che si prende cura dell'orfana Hester fin da piccola, una protezione paterna e quasi possessiva, totalmente priva dell’affettività di un essere umano, di cui conserva però ancora una molecola, profondamente nascosta nell’intimo. Una parte infinitesimale di se capace di aggrapparsi a quell’unico fotogramma rimasto di vita precedente, che attraverso la convulsa realizzazione del medesimo manufatto dalle sue mani prende forma. La cura del dolore passa attraverso l’annientamento del sentimento: Shrike conosce la sofferenza di Hester, e gli propone una soluzione estrema di guarigione, tramutandosi lui stesso da creatura a creatore, un pigmalione oscuro che toglie la vita per affetto, tramutandola in un’esistenza da non morto, inumana, ma priva di dolore. Ma il destino di Hester prevede qualcosa di più nobile, una battaglia per la sopravvivenza e contro il sistema, con Tom, il più improbabile degli alleati: esponenti di una rivoluzione giovane in un mondo di ruggine e vecchi fantasmi.

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