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Non ne parliamo di questa guerra

Disertori e ammutinati, fucilazioni e ribellioni: una parte di guerra di cui non si è voluto parlare. A un secolo di distanza il film/concerto di Fredo Valla riporta l'attenzione su avvenimenti volutamente occultati. Un documentario per informare e sensibilizzare oggi. Per ricordare, sempre.

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Non ne parliamo di questa guerra

La fine del primo conflitto mondiale, che commemoriamo in questi giorni nel suo centesimo anniversario, è corrisposta per il nostro paese con l’unità nazionale lungamente ricercata, ottenuta con l’immenso sacrificio di una generazione sterminata al fronte. L’orrore di una guerra sporca, manovrata dall’autorità di alti ufficiali: incompetenti e sanguinari, che preferivano la disciplina alla preparazione dei soldati, da rispettare ed ottenere a tutti costi, anche passando dall’esecuzione sommaria ed esemplare. La voce dei sopravvissuti, soffocata dallo shock di una follia bellica impossibile da raccontare, è stata volutamente tacitata anche dalla retorica celebrativa di una guerra vinta. “Di questa guerra bisogna parlare”, così esordisce il regista Fredo Valla, presente alla proiezione avvenuta a Mondovì : di quella guerra di disertori e ammutinati, delle rivolte e delle decimazioni. Assieme a lui l’assessore Luca Olivieri e il compositore Walter Porro, quest’ultimo autore delle musiche originali, parte integrante e non solo accompagnamento del documentario. Un film/concerto come precisa Valla, che parla di ribellione e disobbedienza verso ordini scellerati e inumani, che molto spesso portavano ad inutili carneficine. L’Italia è il paese impegnato nel conflitto che più duramente ha represso i propri soldati, per mezzo di processi penali, e fucilazioni sommarie, punitive, esemplari. L’epoca etichettò disertori, ammutinati e ribelli come vigliacchi, il tempo ora ribalta il verdetto, riconoscendo il coraggio di chi ha saputo rifiutare il comando vergognoso di un superiore. Lo stesso coraggio dei contadini e delle donne in rivolta a mani nude, e degli ufficiali che coi loro soldati avevano fraternizzato. Valla utilizza il panorama più esteso di mezzi per raccontare quegli anni: dai telegrammi di raccomandazione di Cadorna sull’uso della fucilazione, ai dispacci e gli articoli, intramezzati da musiche e da canti di guerra e ribellione. E poi le ricostruzioni di storici e docenti, e le rappresentazioni teatrali, tutti impegnati a creare quel sentimento di dolore collettivo, fondamentale per mantenere viva la memoria.

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