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Mondo(vì) oltre la spera. Gli alieni del prof. Mammola, tra Medioevo e Rinascimento.

La stagione di incontri della Società Dante Alighieri di Mondovì si apre con una interessantissima conferenza del prof. Simone Mammola sulla speculazione alienologica nella filosofia medioevale e rinascimentale.

Parole chiave: simone mammola (1), alieni (3), filosofia (2), dante alighieri (1)
Aliens

Oltre la spera che più larga gira
passa ’l sospiro ch’esce del mio core:
intelligenza nova, che l’Amore
piangendo mette in lui, pur su lo tira.

Con l'incontro tenutosi oggi presso la Sala delle conferenze cittadina "Luigi Scimé" si è inaugurata una nuova stagione di incontri della società "Dante Alighieri" monregalese, quest'anno dedicati al tema "Interno/esterno", con particolare riferimento alle migrazioni. Il prof. Paolo Lamberti ha presentato uno dei tanti brillanti studiosi usciti dalle aule del nostrano liceo classico "Beccaria", il professor Simone Mammola, il cui dottorato di ricerca ha portato a un saggio pubblicato da Franco Angeli sull'intreccio tra Medicina e Filosofia nel '500 (vedi qui), attualmente docente di filosofia presso il Liceo di Savigliano. Il tema, sobriamente presentato come "Saggi di esobiologia protomoderna", è di fatto molto interessante e gustoso: alieni. Visti, ovviamente, in quel periodo "Early Modern", non ancora ben codificato nella cultura storiografica italiana, quel passaggio alla modernità tra tardo medioevo e età moderna piena e compiuta. Il periodo analizzato da Mammola copre in particolare la fase dal '300 alla fine del '600, cogliendo importanti evoluzioni in un concetto, quello di extraterrestri, che associamo solitamente ad un pensiero contemporaneo.

Dopo la citazione dantesca d'obbligo e una bella copertina delle slide powerpoint dal gusto ermetico (è l'immagine qui sopra) si parte da Nicolas D'Oresme (1320-1382), il primo autore di un testo cosmologico in volgare francese, che per primo osteggia l'idea aristotelica che sia logicamente possibile un solo mondo, perché gli elementi simili dovrebbero attrarsi, convergendo in un solo luogo. Dio, sostiene Oresme, potrebbe creare due (o infiniti) mondi incomunicanti, mondi paralleli che, non entrando in relazione tra loro, non creerebbero il problema teorizzato prima. Tuttavia Oresme nega che Dio l'abbia fatto, per le ragioni teologiche che renderebbero privo di senso questo atto.

Nel secolo seguente Nicola Cusano (1401-1464) si spinge molto oltre: Dio, potenza infinita, non ha ragione invece di essere limitato nella creazione, che diviene quindi infinita. Inoltre Cusano ipotizza che gli altri esseri senzienti degli altri pianeti si adattino alle caratteristiche del loro mondo: il Sole produce esseri particolarmente "illuminati", la Luna spirituali ma incostanti, come gli abitanti della terra tendono ad essere più gretti e materiali, e così via. Mondi lontani, ma non separati, quindi. Oltre a un'idea, in nuce, molto interessante di adattamento all'ambiente (che per certi versi, fatte le proporzioni, può anticipare le considerazioni darwiniane), tale tema sarà ripreso a suo modo dalla fantascienza novecentesca, che ci regalerà marziani bellicosi e seducenti venusiane. Per contro, essendo alla Dante Alighieri, viene da considerare come i vari cieli danteschi presentino già figure di santi (extra-terrestri, ma in un altro senso) che possiedono caratteristiche affini a quella particolare sfera (anche se la disposizione ha solo un carattere "didascalico" nei confronti del pellegrino celeste, e non è una reale "residenza" dei nobili spiriti).

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Le idee di Cusano, passate quasi inosservate, esploderanno quando saranno riprese da Giordano Bruno verso il 1584, fino a incontrare, come noto, gli strali dell'Inquisizione che porteranno al rogo in Campo dei Fiori del 1600. Perché discutere di infiniti mondi diviene così pericoloso? Perché in mezzo vi è stata, naturalmente, la scoperta dell'America (1492-1502), che ha messo in discussione l'idea prima diffusa dell'unicità dell'uomo nel vecchio continente, ritenuto l'unico blocco di terre emerse. Per analogia, entra in crisi anche l'idea di unicità nell'universo, ancor più pericolosa e dirompente.

Tuttavia il cannocchiale (1610) di Galilei e la rivoluzione scientifica da un lato mette in crisi il vecchio sistema tolemaico, geocentrico, con quanto ne consegue di perdita di riferimenti: ma rende dubbia anche l'esistenza degli alieni. La luna, si coglie, ha monti e avvallamenti, ma nulla che faccia pensare alla vita. Galileo infatti sarà scettico sull'idea di alieni, che affronta - ma, nei fatti, stronca - nel dialogo tra Sagredo e Salviati nei "Massimi sistemi". Keplero, invece, è favorevole all'idea di vita lunare, e ne parla nel Somnium (1634), opera pubblicata postuma dove, dopo una prudente cornice narrativa, ci narra di un Islandese, Duracoto, che riceve un resoconto da parte di un demone evocato dalla madre su questo mondo complessivamente ostile alla vita (per l'alternanza di lunghe notti e giorni), dove vi sono due razze di natura "serpentina" che vivono celati nelle grotte del pianeta, differenti a seconda che stiano sulla nostra faccia o sul "Dark Side of the Moon". La riflessione di un Islandese circa una Natura ostile per trarne considerazioni scientifico-filosofiche fa pensare alla più celebre Operetta Morale di Leopardi, che con i suoi interessi astronomici di alto livello (con saggi giovanili pubblicati in autorevoli riviste scientifiche del tempo) non poteva non conoscere bene Keplero.

Lo Huygens, autore del Cosmotheros (1698), ancora non tradotto dal latino, sviluppa invece un'idea ormai molto moderna sulla forma degli alieni in base all'ambiente ma con inevitabili somiglianze agli umani, mentre il Fontanelle, nelle sue divulgative "Conversazioni sulla pluralità dei mondi" (1686), riprende quest'idea di mondi abitati, giungendo ad escludere, per primo, l'abitabilità del Sole. Inoltre anticipa il tema della guerra dei mondi, poi propria di Wells, derivandola per speculazione da quanto ormai va avvenendo ai danni degli indigeni americani: ai loro occhi, l'arrivo delle caravelle di Colombo (e dei galeoni dei conquistadores) avrà assunto l'aspetto di uno sbarco alieno. Non a caso, spiega Mammola, nell'opera fondante della science-fiction da invasione, "La guerra dei mondi" (1897) di Wells, si parla di alieni sconfitti dal raffreddore, proprio come gli indios erano stati sterminati dai virus portati dagli europei prima ancora che dalla loro violenza.

"La cattiva coscienza dell'occidente colonizzatore si riflette nella psicosi dell'alieno. Sono sicuro che ha indagare la storia della fantascienza si scoprirebbe una continuità di questo filone di pensiero." conclude Mammola, lanciando una sfida che non possiamo esimerci dal raccogliere.

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In gran parte il discorso che fa Mammola è corretto: tuttavia, dopo l'opera fondativa di Wells, gli alieni non appaiono in realtà in chiave così negativa. Giulio Verne, l'altro gran maestro della fantascienza, si adegua al positivismo (anche per ragioni commerciali, dopo una prima opera più pessimistica sul futuro, nel 1865) e nel 1865-1870 racconta di due viaggi sulla Luna senza inserire l'incontro alieno, ma soffermandosi solo sulla fattibilità tecnica del volo (un secolo prima la sua vera realizzazione). L'incontro coi seleniti lo reinserirà nel 1901 proprio Wells, nel suo romanzo lunare di quell'anno, The First Men in the Moonma anche in questo caso non abbiamo alieni aggressivi: è vero che gli esploratori sono catturati, ma in seguito sono trattati complessivamente con civiltà. Appare quindi che i Marziani del primo romanzo di Wells fossero aggressivi soprattutto per la loro natura "marziale". Curioso che i lunari vivano nel sottosuolo, proprio come ipotizzato dal Somnium. Lo stesso elemento torna l'anno dopo (1902) nel film di Mélies, ovviamente più spettacolare e ingenuo, che accentua addirittura l'aspetto dei Lunari come spiritelli bizzarri ed allegri, un po' "lunatici" appunto.

Pericolose sono di nuovo invece le razze marziane (e marziali) che incontra John Carter nel primo vasto ciclo fantascientifico, quello creato da Edgar Rice Burroughs dal 1911 in poi. Tuttavia, il pianeta è militaresco ma non particolarmente avanzato, e John Carter spicca in questo medioevo perché la minore gravità gli dona la superforza (un carattere che riprenderà un visitatore extraterrestre della Terra, l'alieno buono Clark Kent, dal 1938 in poi). Anche qui si vede una possibile influenza del Somnium, perché il contatto alieno avviene non in modo tecnologico, ma in modo misterioso, probabilmente tramite una "proiezione astrale" (vedi qui), concetto che affascinava gli spiritisti del periodo: un viaggio "magico", simmetrico all'evocazione del demone nel racconto di Keplero.

L'autore che nelle sue opere, dal 1917, ci parlerà di alieni nettamente ostili (o comunque pericolosissimi) sarà H.P.Lovecraft, modello ineludibile della fantascienza spaziale pessimistica. E in effetti Lovecraft rielabora - a livelli d'arte - il tema che potremmo dire dei cargo cults, la venerazione divinizzata di un elemento tecnologicamente superiore, concetto elaborato in ambito antropologico in quegli stessi anni (vedi qui) ma con indubbiamente un precedente illustre nella considerazione di Hernan Cortes da parte degli aztechi come di un emissario divino del Serpente Piumato Quetzalcoatl. Ancora nel 1930, lo scrittore è affascinato dalla scoperta di Plutone, perché il nome, che evoca l'antico dio degli inferi greco-romano, si collega bene all'esistenza di una razza aliena malvagia (egli collocherà su questo mondo, infatti, i suoi perfidi Mi-Go). Come i suoi predecessori, anche quelli antichi, Lovecraft vede un collegamento tra natura del pianeta e natura degli abitanti: ma in molti altri testi invece supera la dimensione ristretta dello spazio del sistema solare, e arriva a un "orrore cosmico" che ragiona su scala più ampia.

Molto ci sarebbe ancora da dire, ma attendiamo magari un prosieguo di questi studi alienologi del professor Mammola, che si sono rivelati in questo primo assaggio di grande interesse.

Mondo(vì) oltre la spera. Gli alieni del prof. Mammola, tra Medioevo e Rinascimento.
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