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Satoe Tone: la bambina timida che si esprimeva coi disegni - L'INTERVISTA

Nata in Giappone, oggi vive a Milano. Ha studiato Illustrazione e graphic design a Kyoto e ama disegnare gli animali, la natura e i punti di vista inconsueti.

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Satoe Tone: la bambina timida che si esprimeva coi disegni - L'INTERVISTA

Nata in Giappone, oggi vive a Milano. Ha studiato Illustrazione e graphic design a Kyoto e ama disegnare gli animali, la natura e i punti di vista inconsueti. Nel 2013 ha vinto il prestigioso premio internazionale Fundacion SM con il libro “Il viaggio di Pippo”. A Mondovì presenterà “La carota gigante” e parlerà del suo prossimo libro.

Come nasce la tua passione per il disegno?
Fin da piccola amavo sempre disegnare. Essendo timida, non ero brava a esprimere i miei sentimenti e i miei pensieri con le parole. Avevo paura dei giudizi degli altri, avevo paura di cosa avrebbero pensato di me. Allora disegnavo: l’unico modo in cui potevo esprimermi. Lì sono completamente libera. Disegnare era uno dei pochi modi – o forse l’unico – per riuscire a essere me stessa.

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Quali tecniche usi per le tue illustrazioni?
Acrilico su carta. Ogni tanto uso delle matite colorate, ma preferisco sempre l’acrilico, da quasi 20 anni, sempre la stessa marca. Lavorare al PC sembra interessante, ma mi fa male agli occhi. Allora preferisco lavorare a mano, su carta.

Come elabori le tue storie illustrate? Da dove trai ispirazione?
Nella vita quotidiana, cerco sempre un piccolo “dramma”. Quando lo trovo, o mi accade, mi dico: «Farò una storia su questo!», e in un attimo spunta una piccola gemma. Non deve essere qualcosa di tragico: spesso trovo la mia piccola gemma in cose così piccole che uno non ci fa neanche caso. Poi faccio crescere questa gemma usando l’immaginazione, e probabilmente le esperienze che ho avuto, ho sentito, qualcosa che ho visto. Anni fa, era diverso. C’era sempre qualche scena che volevo disegnare, da lì facevo crescere la storia. Forse anche adesso, ogni tanto, faccio così. Poi devo dire che io cerco sempre di migliorare, nel fare la storia. Sto ancora studiando, pensando come fare meglio. Non c’è un metodo definitivo.

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Che differenza c’è tra l’illustrazione giapponese e quella italiana?
Qualche anno fa, quando non c’erano ancora tutti questi social network, credo che ci fosse più differenza: gli artisti di ciascun Paese avevano un loro modo di disegnare, loro stile. Ora lo vedo di meno. Se devo commentare per forza qualcosa, l’illustrazione italiana è più artistica (o piace di più agli adulti?), mentre l’illustrazione giapponese è più… kawaii (“carina” in giapponese). Comunque, se prendiamo mille artisti diversi, vedremo che ognuno ha un suo stile, anche nello stesso Paese. Quindi è un po’ difficile parlare in senso generale su questo. Se parliamo dei libri illustrati per i bambini, i libri giapponesi danno importanza alla storia: la costruzione della storia è importante, è meglio avere uno sviluppo logico, meglio avere una storia con un capo e una coda. E poi, alla fine, il libro deve insegnare qualcosa: il valore dell’amicizia, dell’essere gentile, dell’essere bravo, etc… Anche i disegni devono essere più semplici. Invece mi sembra che i libri italiani per bambini lascino un po’ stare la trama. Non cercano sempre di avere un capo e una coda. Sono più astratti, magari? Poi i disegni dei libri italiani sono più artistici, forse più per adulti. Potrei anche dire che i libri italiani sono “libri disegnati”, e i libri giapponesi “libri per i bambini”. Queste sono le mie impressioni… però ci sono migliaia di libri nel mondo, e anche nello stesso Paese. Non c’è un solo tipo di libro, né italiano né giapponese. E poi le cose si stanno sviluppando ogni giorno. Oggi ci sono tanti libri disegnati, molto belli anche in Giappone.

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Cosa consigli a un giovane che vuole fare l’illustratore?
È sempre difficile dare consigli a qualcuno, essendo io stessa una persona che vuole e deve ancora imparare tante cose. Non esiste una cosa facile, una strada corta. Non accade come in certi film quando, all’improvviso, brillano gli occhi al protagonista che vuole realizzare un suo sogno, e alla fine del film diventa super talentuoso e il suo sogno si compie. La realtà non è così. È più severa, più crudele, e serve anche un po’ di fortuna. Però se vuoi veramente fare su serio, certi sacrifici li fai. Impegnarti, lo fai. Quando pensi ai grandi, non devi guardare solo il loro successo: dietro ci sono state sicuramente tante fatiche che noi non sappiamo.

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