Gioele Dix, Ulisse al Cabaret

Gioele Dix porta in scena uno spettacolo maturo, dove il suo stile da "stand up comedian" perennemente irritato verso la stupidità dei tempi moderni si stempera nella fusione matura con il grande classico portato in scena, l'Odissea omerica.

Recensendo all'inizio di questa stagione teatrale monregalese lo spettacolo futuristico di Paolo Hendel (vedi qui), non mancavamo di notare come l'assessore Olivieri intendesse portare in città anche un "fuori programma" dedicato a Gioele Dix. Tutto nasceva da un piccolo fraintendimento causato dal nome di Dix nel cartellone dello spettacolo, di cui era autore, mentre in scena vi era il solo Hendel. Alla fine il colpo è riuscito, e la stagione teatrale di quest'anno si arricchisce di un altro big. Gioele Dix chiude così la stagione teatrale con “Vorrei essere figlio di un uomo felice”, citazione omerica con cui Telemaco parla del padre Odisseo (vedi qui
la bella recensione di Paolo Roggero).

La scenografia è minimale ed essenziale: da un lato del palco una vela stilizzata color del cielo sembra richiamare le allegrie del naufragio di Ulisse, padre assente prigioniero ma non troppo della bellissima Calipso. L'altro lato, invece, vede la presenza di una cattedra, da cui Gioele Dix, in veste più "professorale", cita e legge brani dell'Odissea, contestualizzandoli e rendendoli vivi in un sapiente bilanciamento di serio e faceto.

Ulisse è il grande protagonista delle riscritture letterarie, da Dante a Kubrick passando per Joyce: Gioele Dix lo porta al cabaret e ne fa lo spunto per una riflessione sul rapporto tra padri e figli che parte dai "Borghesi" di Gaber per analizzare la quotidianità con l'ironia affilata di Dix, ma lasciando spazio anche a un amarcord dal vissuto personale dell'attore, sospeso anch'egli tra il ruolo di figlio e quello di padre.

In questo, l'Odissea è una chiave perfetta, anche ai nostri giorni, anzi forse soprattutto ai nostri giorni, quando il Complesso di Telemaco di Massimo Recalcati (tanto caro anche a Matteo Renzi, quand'era all'apice della sua gloria) è divenuta una chiave fortunata per leggere generazioni figlie di padri assenti. E proprio in questi ultimissimi tempi, in cui si moltiplica mediaticamente uno sgradevole chiacchiericcio su casi sempre più frequenti di aggressioni scolastiche, spesso spalleggiate dai genitori, la riflessione di Dix è una chiave "alta" per rileggere con un sorriso le sfide attuali e i problemi di sempre.

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