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Pesadilla. Il sogno dei panda genera mostri.

Piergiorgio Milano e Nicola Cisternino propongono un viaggio nell'incubo postmoderno del teatro sperimentale.

Pesadilla. Il sogno dei panda genera mostri.

Io non so ben ridir com' i' v'intrai,
tant' era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.

Dopo un esordio in un segno tradizionale con la raffinata "Locandiera" femminista della Sandrelli, la stagione teatrale monregalese prosegue invece nel segno della sperimentazione più radicale con "Pesadilla", "incubo" in spagnolo, spettacolo indubbiamente affascinante sospeso tra danza, teatro, circo e sperimentazione avanguardista, vincitore del Premio Equilibrio 2015. Non si raggiunge l'oltranza criptica toccata l'anno scorso con Quintetto di Chevenier, ma lo spettacolo messo in piedi grazie alla Fondazione Piemonte dal Vivo è indubbiamente coraggioso nell'innovazione. Piergiorgio Milano (n. 1983), attualmente residente a Bruxelles, ha ormai all'attivo una carriera internazionale con presenze sulle principali scene europee (Salisburgo, Atene, Tolosa, Lomme oltre varie città italiane), e molto bravo nella performance di teatro-danza è indubbiamente anche Nicola Cisternino che crea con lui questo spettacolo.

Ma veniamo all'opera in sé: il protagonista è un uomo sull'orlo di una crisi di nervi, esasperato da una insonnia ideale fino ai confini quasi della narcolessia. Dopo aver tentato disperatamente di sedersi sulla sedia di plastica posta al centro della scena (inizialmente l'unico elemento scenografico) e di scrivere a macchina su un computer il cui schermo è una mostruosa lente deformante (ci si può vedere quasi qualcosa delle improbabili macchine di Brazil), inizia a subire le visioni di un panda dall'atteggiamento piuttosto ostile, che non solo affolla gradualmente la scena di una miriade di piante di bambù (che, del resto, al panda piace) ma ordisce continui attentati al sognante sonnambulo all'interno di questa inedita selva oscura.

Il contrasto quasi beckettiano tra l'impiegato incravattato e il mortifero panda, morbido e inquietante, crea una serie di situazioni surreali ed oniriche in cui è facile leggervi tutti i possibili simbolismi desiderati sul logorio della vita moderna. Il merito maggiore appare quello di non forzare eccessivamente il piano simbolico, quasi nel lasciare che l'opera parli direttamente all'inconscio dello spettatore, suscitandovi le reazioni più opportune. Non manca nemmeno un certo sottotesto quasi umoristico, sia pure di un humour nero e a suo modo pirandelliano, che si esplica soprattutto nel finale, in cui il protagonista si trasforma nel suo doppio, ovvero il panda: e i due panda si lanciano in una sfrenata danza conclusiva. Se proprio vogliamo, questo Panda Killer che emerge dall'inconscio di un impiegatuccio borghese affetto da gravi patologie del sonno può ricordare anche il Fight Club di Chuck Palahniuk: ma siamo qui appunto nell'ambito delle suggestioni personali, ed altri spettatori magari faranno risuonare altri rimandi inconsci.

In ogni caso, con una notevole variazione rispetto allo spettacolo precedente, un'opera non facilissima ma in grado di offrire uno squarcio interessante sulle ricerche più avanzate del teatro contemporaneo, che è parsa comunque nel complesso apprezzata dal pubblico di Mondovì.

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