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Massimo Giordano: il monregalese che lavora al progetto spaziale di Elon Musk

Nel programma Hyperloop del genio di Space X

Massimo Giordano: il monregalese che lavora al progetto spaziale di Elon Musk

Il programma Hyperloop è una sfida, lanciata alle migliori menti di tutto il mondo dalla Space X, l’azienda del visionario imprenditore Elon Musk, che lavora per sviluppare e produrre razzi e veicoli spaziali riutilizzabili, in modo da ridurre i costi dell’accesso allo spazio. L’obiettivo dell’Hyperloop è trovare il prototipo migliore, per rendere il più possibile funzionale ed efficiente il trasporto ad alta velocità. Musk ha messo a punto un tunnel, al cui interno è stato fatto il vuoto pneumatico. In questa galleria potrebbero muoversi dei veicoli, in grado di trasportare merci in modo estremamente rapido. Serve però un mezzo che sia affidabile, veloce ed energeticamente efficiente, per sfruttare al meglio il potenziale di questo nuovo servizio. All’edizione 2018 (la prima edizione del programma si è tenuta nel 2015) hanno partecipato ben 5.000 team universitari, di cui solo 3 hanno avuto accesso al test finale ed hanno potuto provare il proprio veicolo nel tunnel della Space X. Uno di questi tre è stato quello dell’Ecole Polytechnique Fédérale di Lausanne in Svizzera, una formazione composta da oltre 30 ingegneri, altamente specializzati, provenienti da ben 15 nazioni diverse. Tra questi c’era anche lo studente monregalese Massimo Giordano. Massimo sta completando un Master internazionale in ingegneria elettronica e nanotecnologie, che si svolge presso il Politecnico di Torino, l’INP in Francia e, appunto, l’Ateneo svizzero. Giordano ha messo a disposizione le sue competenze per creare una componente della macchina: le batterie. «Il mio compito all’interno del team è stato progettare e fabbricare pacchi batterie in grado di alimentare la vettura restando nel budget che avevamo a disposizione per il progetto – spiega Massimo –. Se avessimo adottato una soluzione disponibile in commercio avremmo speso molto di più e non avremmo comunque avuto le prestazioni che ci occorrevano per quanto riguarda l’alta potenza e la leggerezza. Durante la progettazione ci siamo concentrati particolarmente sulla robustezza per resistere alle alte vibrazioni della vettura durante la corsa e alla leggerezza per favorire l’accelerazione della vettura il più possibile». Il mezzo messo a punto per la competizione sfruttava il principio di una propulsione meccanica, agiva tramite una ruota su binario. Il team lo ha creato fornendo a Space X un report dettagliato di oltre 200 pagine di disegni e calcoli. La vettura è stata costruita e testata in meno di quattro mesi. «Generalmente i team partecipano con mezzi di due tipi: a levitazione magnetica e la propulsione. Noi abbiamo scelto la seconda strada, e abbiamo lavorato cercando di migliorare il più possibile la “coppia” della ruota sul binario, in modo da raggiungere i 450 kmh. Grazie all’affidabilità e alla sicurezza del nostro mezzo abbiamo superato le settimane di test e siamo arrivati alla fase finale, a Los Angeles, la prova nel tubo. Alla fine siamo arrivati al 3º posto su tre perché il binario presentava criticità che nelle nostre prove teoriche non avevamo incontrato. La ruota ha slittato in più punti e non siamo riusciti a ottenere il massimo. Il nostro mezzo ha fatto 201 kmh rispetto ai 450 previsti. Si tratta tuttavia di un enorme successo, considerando che è il primo anno che il team partecipa, siamo stati la prima squadra a qualificarsi per la competizione nel tubo alla prima partecipazione. Il team vincitore era alla terza presenza al programma e aveva già esperienza e una tecnologia affinata sui precedenti tentativi. Con quanto abbiamo appreso in questa partecipazione potremmo mettere a punto una macchina migliore e ottenere velocità molto più alte al prossimo tentativo».

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