Val Bormida
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Un cappello alpino gettato nell'immondizia nasconde una storia: «Ora è con chi sa il suo valore»

Questa è una storia che comincia da un sacchetto dell'immondizia, finisce nelle mani del Gruppo ANA di Calizzano ma passa per l'Albania e la Russia

Un cappello alpino gettato nell'immondizia nasconde una storia: «Ora è con chi sa il suo valore»

Questa è una storia che comincia da un sacchetto dell'immondizia, finisce nelle mani del Gruppo ANA di Calizzano ma passa per l'Albania e la Russia. La racconta Fabio Locatelli, capogruppo ANA di Calizzano, mentre stringe in mano un cimelio della II Guerra mondiale. Un cappello da alpino, che qualcuno aveva gettato nell'immondizia - e per giunta abbandonato in mezzo all'erba, nemmeno in un cassonetto.Il sacchetto dei rifiuti è stato notato da una persona che, in mezzo agli scarti di cibo e altro, ha notato lo strano "oggetto" di tessuto verde. Inequivocabilmente, un cappello alpino. «Lo ha rinvenuto un mio caro amico di nome Carlo - racconta Locatelli -. Carlo non è un Alpino, ma conosce benissimo il valore umano che ha un cappello come questo. Con il nodo alla gola, lo ha raccolto e lo ha ripulito per ridargli un po' di dignità. Si è così accorto che non era un cappello comune: risale alla Seconda Guerra ed è il cappello di un capitano del 6° Reggimento Alpini della Tridentina . Il 6° Reggimento ha combattuto un Albania e in Russia». L'uomo chiama Locatelli, gli racconta tutta la storia e gli comunica l'intenzione di dare il cappello al Gruppo degli Alpini di Calizzano. «Dentro di me passano sensazioni contrastanti - afferma ora Locatelli -: tristezza, rabbia, commozione. Mi sorgono mille pensieri. Chi sarà stato il possessore del cappello? Sarà ancora vivo ? Anche se penso di no, il cappello è stato conservato in casa fino a quel giorno. Un ufficiale di carriera, un capitano, non butta via il suo cappello. Chi lo avrà buttato, e perché? Non so se mai lo sapremo». Ovviamente, le risposte possono essere moltissime e non necessariamente semplici: esistono anche reduci (e non sono pochi) che hanno voluto dimenticare quella Guerra e la carneficina che ha portato per molti, e che non hanno mai voluto partecipare a commemorazioni o celebrazioni. «Quel che conta è che ora il cappello è con noi - conclude Locatelli -, in mezzo agli Alpini, in mezzo a gente che conosce il suo valore . A nome mio , a nome del gruppo degli Alpini di Calizzano e posso tranquillamente dire, anche a nome di tutti gli Alpini del mondo: grazie Carlo».

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