Medico di Mondovì a Rete4: «Il vaccino? Lo farò quando non sarà sperimentale»

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Medico di Mondovì a Rete4: «Il vaccino? Lo farò quando non sarà sperimentale». Parla il medico 118 Sergio Brancatello

Non si definisce un "no vax". Anzi, sul suo profilo Facebook scriveva ad aprile: «Non sono mai stato un NoVax, tanto è vero che ho sempre sottoposto i miei figli ai vari vaccini». Questa sera però, alle telecamere di Tete4 con la trasmissione "Fuori dal coro condotta da Mario Giordano, ha affermato: «Il vaccino? Lo farò sicuramente, ma quando non sarà più sperimentale».  Lui è Sergio Brancatello, medico del 118:

 

Su Facebook: «Dopo aver approfondito la questione e dopo gli asfissianti messaggi mediatici che danno addirittura del “nazista” a chi non si vuole vaccinare con “farmaci sperimentali” sconsigliati dai più grandi virologi e genetisti al mondo, ma fortemente raccomandati da “emeriti ignoranti in materia”, ho deciso di approfondire le notizie che avevo da medico e arrugginite dagli anni, unicamente per capire di più. L’unica certezza che possiedo adesso è che il dubbio permette la crescita mentre i dogmi non portano a nulla».

RISCHIA LA SOSPENSIONE
Ora, però, il medico di Mondovì che ha parlato Rete4 sul vaccino rischia anche la sospensione. Sono ventimila i sanitari piemontesi che non si sono ancora vaccinati contro il Covid. «Non sono ventimila no vax, sono 20mila soggetti che al momento non risultano vaccinati, ma le motivazioni possono essere plurime», ha detto Antonio Rinaudo, coordinatore dell'area giuridica dell'Unità di crisi regionale in occasione della visita all'hub vaccinale del Valentino. Nei loro confronti, spiega l'ex magistrato, "la legge impone la linea dura", che può arrivare fino al licenziamento. Nei prossimi giorni una informativa sarà inviata loro, come anche all'Ordine professionale di appartenenza e al datore di lavoro. «L'ordine provvederà a sospendere, mentre il datore di lavoro o toglierà quel lavoratore dalla sua mansione a contatto con le persone, oppure sospenderà lo stipendio», spiega Rinaudo.

Alberto Cirio: «Così come difendo la non obbligatorietà della vaccinazione per le persone che non svolgono professioni sanitarie, difendo anche il fatto che chi per mestiere convive tutti i giorni con la fragilità delle persone debba vaccinarsi. Se non lo vuole fare applicheremo la legge, che vuole dire mansioni diverse non a contatto con il malato, e come ultima ratio anche l'interruzione del rapporto di lavoro. E' una legge dello Stato, tutti i mestieri hanno degli obblighi che devono essere rispettati».

Dei 20 mila, solo 5 mila sarebbero però dipendenti della sanità pubblica: lo ha affermato oggi  Mario Minola, funzionario regionale, direttore dell'assessorato alla Sanità. Fra tutti gli altri sarebbero veterinari, psicologici, tecnici, oss delle Rsa, infermieri della sanità privata.


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