Cronaca
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Spacciavano droga anche ai 13enni: tre arresti a Mondovì, anche un profugo tra i fermati

Maxi operazione dei Carabinieri. Tre arrestati, in tutto 11 coinvolti. In manette uno dei profughi ospitati a Mondovì, coinvolti altri due richiedenti asilo.

Spacciavano droga anche ai 13enni: tre arresti a Mondovì, anche un profugo tra i fermati

Una situazione"odiosa", l'ha definita il capitano Raffaello Ciliento: droga spacciata per 10 euro, perfino a un ragazzino che faceva ancora le Medie. Tre arrestati: un italiano (che produceva la droga in casa a Farigliano), un profugo del Gambia ora ospitato a Mondovì e un ex richiedente asilo. Coinvolti anche altri due profughi, tutti dimoranti nel monregalese.

Il 17 febbraio scorso, militari della Compagnia Carabinieri di Mondovì hanno tratto in arrestato tre persone residenti nel monregalese, due di origine africana e un italiano: M.M. di 24 anni e S.S. di 22 anni (una già richiedente asilo politico ed un’altra attualmente ancora beneficiario dello status di richiedente asilo ospitato presso una struttura ricettiva a Mondovì) e C.C., italiano, 37 anni. Due sono in carcere, uno ai domiciliari.

OP. KAPON MONDOVI' 1

Coinvolte ulteriori quattro persone: un italiano, G.A. di 24 anni, un rumeno S.E. di 28 anni e due africani, D.A. di 20 anni (già richiedente asilo) e S.A. di 25 anni (ancora beneficiario dello status di richiedente asilo ospitato presso una struttura ricettiva a Mondovì). Tutti questi sono stati sottoposti all’obbligo di presentarsi quotidianamente in procura e al divieto di dimora in provincia di Cuneo. Le misure cautelari sono state emesse dal GIP del Tribunale di Cuneo, su richiesta della Procura della Repubblica (P.M. Dr.ssa Carla Longo) per i reati di detenzione ai fini di spaccio, in concorso, di sostanze stupefacenti, principalmente di tipo hashish e marijuana.

Gli extracomunitari arrestati o denunciati, che beneficiavano del programma di protezione in quanto richiedenti asilo ed ospitati in strutture ricettive del monregalese, sono stati segnalati dai carabinieri alla Prefettura di Cuneo che avvierà ora la procedura di revoca dello status di richiedenti asilo in Italia e dell’accoglienza ad esso correlata.

Sconcerta l’età degli assuntori: ragazzini di 14 anni, uno aveva addirittura 13 e frequenta le Medie. L’operazione “Kapon” ha preso il via da segnalazioni che indicavano (tanto per cambiare) la stazione FS come luogo di smercio della droga. Il posto dove transitano gli studenti che vengono da fuori. Dosi da 10 euro, “a misura” di studente e del suo portafoglio limitato.
Le indagini hanno consentito di accertare che lo stupefacente venduto dai “pusher” africani veniva acquistato all’ingrosso a Torino per poi essere ceduto a Mondovì, zona stazione. In particolare le indagini presso lo scalo ferroviario, condotte dai militari con metodi di “tradizionali”, costituiti da appostamenti, pedinamenti e riprese video, hanno consentito di svelare non solo la portata dello smercio di droghe, ma anche un certo numero di “vedette” che avevano il compito di avvisare gli spacciatori in caso di arrivo delle Forze dell’Ordine.

Il provvedimento restrittivo è scaturito da indagini condotte dal NOR della Compagnia CC di Mondovì protrattesi per alcuni mesi nel corso delle quali sono stati acquisiti inconfutabili elementi di colpevolezza nei confronti degli indagati. Per quanto riguarda la posizione dell’italiano tratto in arresto, le indagini hanno accertato che la marijuana veniva direttamente coltivata e prodotta da quest’ultimo all’interno di una proprietà sita a Farigliano con la complicità di alcuni familiari, per poi essere rivenduta ad una propria cerchia di clienti, i quali a loro volta la spacciavano ai tossicodipendenti, anche studenti minorenni.

Sono state complessivamente 7 le persone raggiunte dalle misure cautelari, altre 11 indagate a piede libero, a vario titolo, per violazione alla legge sugli stupefacenti. Eseguite 15 perquisizioni domiciliari ed al sequestro complessivo di circa tre etti fra hashish e marijuana. Per alcuni degli indagati, in particolare quelli sottoposti a misura cautelare in carcere od ai domiciliari, è scattata l’aggravante dello spaccio di droga a minori, fattispecie penale che inasprisce le pene previste per questo tipo di reato.

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