Assoluzione piena in appello per i fratelli Pecchenino dopo il caso “Barolo”

I noti produttori erano accusati di aver vinificato oltre i confini della denominazione protetta. La sentenza apre al dissequestro di 20mila bottiglie

Assoluzione piena per Orlando e Attilio Pecchenino, titolari dell’omonima azienda vitivinicola a Dogliani. Così si è concluso il processo d’appello: i due fratelli erano accusati di frode in commercio a seguito di un’inchiesta portata avanti sia dalla Procura di Asti che da quella di Cuneo.

Gli accertamenti dei Nas, dopo la segnalazione di un privato, avevano comportato (nel 2016) il sequestro di intere annate di vino. L’accusa ipotizzava che i Pecchenino avessero violato il disciplinare di produzione vinificando nella storica cantina di famiglia a Dogliani anziché in quella di Monforte d’Alba. Lo stabilimento doglianese sorge ad appena trecento metri di distanza dall’area di produzione del Barolo. A norma di legge, lo stesso vino che entro quei confini può essere chiamato Barolo docg deve essere etichettato come Langhe Nebbiolo doc se prodotto al di fuori.

Di fronte al gip di Asti i due imprenditori avevano optato per un patteggiamento, finalizzato ad ottenere un più rapido dissequestro del vino che sarebbe stato altrimenti inutilizzabile. Nel secondo filone giudiziario, avviato a Cuneo, le difese hanno invece scelto di andare a dibattimento. Qui il processo di primo grado si era concluso con una parziale condanna: il giudice aveva ritenuto provata la violazione per le annate comprese fra il 2007 e il 2012. Entrambi gli imputati erano stati sanzionati con sei mesi di reclusione e assolti in riferimento alle sole annate 2005 e 2006.

Il verdetto pronunciato ieri (martedì 26 ottobre) dai giudici della Corte d’Appello di Torino riconosce l’insussistenza delle violazioni anche per quanto riguarda le annate più recenti. Una sentenza che apre al dissequestro di circa 20mila bottiglie, che ora potranno essere etichettate e vendute come Barolo. «Siamo estremamente soddisfatti perché questo risultato, che accoglie in tutto le nostre argomentazioni, arriva dopo anni di battaglia giudiziaria», ha dichiarato l’avvocato Fabrizio Mignano, il quale difendeva i Pecchenino insieme alla collega Luisa Pesce.

In seguito alle accuse Orlando Pecchenino, all’epoca presidente del consorzio di tutela del Barolo e del Barbaresco, aveva rassegnato le dimissioni dalla carica nel 2018: «La soddisfazione di vedere riconosciute le nostre ragioni è enorme – ha dichiarato all’indomani del pronunciamento – seppure siamo ben consapevoli che nessuno ci potrà mai ripagare dell’ingente danno procurato». Si attendono fra trenta giorni le motivazioni della sentenza: la Procura avrà altri 45 giorni di tempo per impugnarla eventualmente davanti alla Cassazione, in caso contrario l’assoluzione diventerà definitiva.