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Gli scatti di Marilaide Ghigliano: i suoi modelli erano... i gatti

Intervista alla fotografa cebana, autrice di libri e calendari sugli animali. Venerdì a Mondovì la mostra.

Gli scatti di Marilaide Ghigliano: i suoi modelli erano... i gatti

Marilaide Ghigliano è una cebana doc. Schiva e determinata l’ho conosciuta oltre 60 anni or sono. Abitavo anch’io a Ceva e andavo a scuola con un suo cugino, Giampiero, che viveva nello stesso quartiere, della Stazione, con cui spesso ci si trovava per studiare e per giocare. E, molte volte, Marilaide, che era “più grande di qualche anno”, si univa a noi. Poi strade diverse, e, come accade, ci si perde di vista. Ogni tanto solo un “aggiornamento”, spesso legato ad amici comuni cebani. Poi, adesso, la “Mostra sui gatti” che sarà inaugurata venerdì a “Meridiana Tempo”, a Mondovì Breo (è presentata a pagina 20) ha contribuito a “ristabilire i contatti”, agevolati anche, quasi contemporaneamente, da una amicizia su Fb. Con grande piacere nel ritrovare una persona amica, scoprendo come avesse coltivato la stessa passione della fotografia, facendone un’attività capace di darle grandi soddisfazioni!

«Ho lasciato Ceva per andare a Cuneo, dove ho frequentato le Magistrali. Poi gli studi universitari a Torino e la laurea in lettere all’allora “Magistero”. Ho studiato storia dell’arte e mi sono appassionata. Così ho iniziato a fotografare le opere d’arte. Ma già in precedenza, a Ceva con una macchina fotografica di fortuna prima e una “Comet Bencini III” avevo scoperto la fotografia. A quei tempi, con rollini in carta, in bianco nero: cosa che ha contraddistinto tutto il mio percorso, fatto di scatti, in b/n». Si racconta così, Marilaide, in una chiacchierata lunghissima, colma di ricordi.

Intervista completa su L'Unione Monregalese del 15 febbraio 2017

Scatto felino locandino

La mostra e la foto simbolo: il gatto "Orazio"
L’Associazione culturale “La Meridiana Tempo” venerdì 17 febbraio, giorno della festa nazionale del gatto, propone i meravigliosi scatti della fotografa, originaria di Ceva, Marilaide Ghigliano, che fotografa appunto i mici, si diverte a dare un nome diverso ad ogni gatto, ne ritrae l’ironia, il mistero, l’abbandono, lo sguardo intenso o languido, partendo sempre dalla relazione e mettendola al centro della sua ricerca per restituire un dialogo fatto di affetto, dolcezza e gioia. Le sue fotografie, tutte in bianco e nero, riempiranno di suggestioni le tre salette della sede associativa in un crescendo di emozioni. In una parete dedicata, verranno esposte le fotografie ricevute dai partecipanti al Concorso fotografico “Scatto felino”: i primi tre classificati verranno premiati al termine della serata di inaugurazione. L’inaugurazione della mostra con la premiazione del Concorso fotografico “Scatto felino” è prevista venerdì 17 febbraio alle 18, con l ‘introduzione della dott.ssa Giovanna Galante Garrone e dell’arch. Lorenzo Mamino. L’ingresso è libero.

Per promuovere la Mostra di Mondovì, sul manifesto compare la foto di un gatto, appoggiato ad un muro, sazio e soddisfatto, mentre con una zampa si accarezza il ventre.«Era un gatto randagio incontrato a Roma. Avevo visitato le rovine e mi ero attardata. Erano circa le 13 e stava per piovere. Trovai solo un baretto, per riparami e per mangiare qualcosa. Restavano soltanto tre pizze: me ne feci scaldare una e con quella in mano andai all’aperto, sotto una tettoia. Col gestore del chiosco che mi raccomandava: “Attenzione ai gatti”. La cosa mi colpì e non feci in tempo a sedermi che sul tavolo ne arrivarono quattro o cinque. Li feci scendere e divisi la mia pizza a metà con loro. Alcuni l’assaggiarono e se andarono. Ne rimase uno, che fece “fuori” tutto e andato su un vicino muretto si sdraiò massaggiandosi il ventre con una zampa. Un attimo e scattai. Chiamai quel gatto Orazio. La foto fu pubblicata e ripubblicata. Fu notata anche a New York e l’agenzia fotografica Magnum me la chiese. Così fu replicata in tutto il mondo. Ecco, aver visto pubblicata quella foto di Orazio, sulla corpertina di un libro, fra le tante della “Magnum”, è stato ed è tuttora un motivo di grande orgoglio».

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