A Cuneo una mostra del garessino Giuseppe Penone

Inaugurata a Cuneo la mostra “Incidenze sul vuoto”. L’esposizione è dedicata allo scultore garessino, noto esponente dell’arte povera

L’essenza della scultura è togliere. Rintracciare una forma nel materiale, togliere il superfluo per far emergere la forma. Questo è il punto di partenza, il concetto a tutti noi familiare. Il punto da cui parte e si sviluppa la riflessione dell’arte moderna e contemporanea, con i nuovi linguaggi della scultura e dell’arte concettuale. Da qui parte l’itinerario di Giuseppe Penone, scultore garessino, tra i maggiori esponenti dell’”arte povera” insieme a Michelangelo Pistoletto, Mario e Marisa Merz, Iannis Kounellis e tanti altri. Negli anni ’60 del Novecento questo gruppo di artisti diede vita a un movimento tra i più innovativi che abbiano attraversato la scena artistica degli ultimi anni, influenzandola potentemente. Arte povera perché basata su materiali quotidiani, talvolta di scarto, per raccontare la contemporaneità. Sfruttarono prevalentemente la forma dell’installazione, per porre l’accento sulla relazione tra l’opera e l’ambiente, creando un’interazione inestricabile e unica. Proprio quest’ultima caratteristica è il primo elemento da considerare, varcando la soglia del complesso monumentale di San Francesco a Cuneo, dove la Fondazione Crc ha allestito una mostra dedicata al lavoro di Penone. Le opere sono inserite dall’artista nello spazio della chiesa, la stessa collocazione nell’ambiente, nella sede dell’esposizione, è parte integrante del fine artistico e della riflessione perseguita dalla mostra. “Incidenze nel vuoto” è la seconda di due esposizioni, dedicate all’artista cuneese, che si svolgono in contemporanea, al Castello di Rivoli, sede del Museo d’arte contemporanea, e a Cuneo. La Fondazione Crc ha lavorato a stretto contatto con l’Ente rivolese per rendere possibile questo evento artistico-culturale. «Sicuramente tra i più significativi dell’anno per la cultura cuneese » come ricorda Giandomenico Genta, aprendo l’inaugurazione della mostra, alla presenza dell’artista e della curatrice della mostra, Carolyn Christov-Bakargiev. L’intero spazio del complesso di San Francesco potrebbe essere considerato un’unica grande installazione: l’artista ha predisposto la chiesa sostanzialmente eliminando tutti gli elementi estranei. Sono stati tolti pannelli, coperture, chiusure alle finestre, lasciando solo le nude pareti, con le loro decorazioni e gli affreschi, il pavimento e la passerella che protegge la parte più antica, riemersa da scavi archeologici. Il risultato è uno spazio arioso, luminoso, in cui si inseriscono i lavori di Penone. Tutte le opere contenute in San Francesco fanno capo a una riflessione sul tema del pieno e del vuoto, elementi chiave della scultura, arte in cui lo spazio, il volume, la relazione tra questi elementi è centrale. A partire da “Matrice” l’opera cardine dell’esposizione, che attraversa la navata centrale, quasi ne fosse la spina dorsale. Un abete, sezionato in due metà longitudinalmente, e scavato al suo interno, seguendo il disegno degli anelli. Un tratto dell’albero è riempito con un calco in bronzo del tronco, dall’interno. In sostanza, è presente l’albero nel suo presente, il bronzo rappresenta l’aspetto dell’albero nel suo passato, svelato dal “negativo” ottenuto svuotandolo seguendo gli anelli. Spazio e tempo, il mistero del ciclo della vita, del divenire degli esseri viventi raccontato con pochi gesti essenziali. L’ispirazione di Giuseppe Penone è legata a doppio filo alla natura: quasi tutte le opere di “Incidenze nel vuoto” partono dal legno, dall’albero, dalla forma vegetale. È sufficiente una passeggiata nel borgo storico di Garessio, che prosegue in modo quasi naturale nel bosco che lo circonda, per cogliere immediatamente le radici di Penone e il modo in cui queste hanno influenzato il suo immaginario artistico. Gesti vegetali sono calchi in bronzo tratti da cortecce e parti di alberi, che compongono una scultura di forma umana. In origine erano collocati direttamente nel bosco, spesso con altre piante che crescevano all’interno, mentre la scelta cuneese è stata opposta: collocarle nude, così come si trovano. La riflessione in “Dafne” è in qualche modo speculare a quella di Matrice: un tronco di alloro, ma proposto in un calco invertito, con la corteccia all’interno e un esterno modellato dallo scultore. Infine, sorprende sicuramente, “Suture“, sia per forme e materiali che per tema di riflessione. La struttura metallica riprende la forma e lo spazio del cranio umano, tratteggiandolo attraverso le suture naturali della calotta cranica. La struttura è sostenuta, per motivi statici, da un braccio a Y, che tuttavia riprende «Il processo di biforcazione che è presente nelle sinapsi o nelle nervature delle foglie – dichiara Penone – uno dei fenomeni più frequenti in natura». In questo caso, la scintilla creativa è nata dal proposito di creare una scultura unicamente a partire da un segno, tracciato su carta con una matita.