A Mondovì il “controllo di vicinato”: gruppi di cittadini per aiutare la sicurezza

Arriveranno presto anche i cartelli, zona per zona. Un avviso a doppio senso, che per qualcuno suonerà come una garanzia e per qualcun altro come un deterrente: “Qui vige il controllo di vicinato”. Ovviamente, avverrà laddove i cittadini attivi si sono dati a disposizione per mettere i loro occhi e le loro orecchie al servizio della pubblica sicurezza. Un’iniziativa nata ormai oltre tre anni fa e che finalmente ha raggiunto la sua fase finale. Non si tratta ovviamente di “ronde” o cose del genere, ma solo di un sistema di segnalazione di situazioni “sospette”.

La Giunta di Mondovì ha appena sottoscritto il Protocollo di intesa sul “Controllo di vicinato” con la Prefettura di Cuneo. Ora si attende il nullaosta ministeriale. Ma i cittadini sono già stati formati da tempo, grazie a una serie di incontri con le Forze dell’ordine: Polizia locale, Carabinieri, Guardia di Finanza. È un progetto di sicurezza partecipata che Mondovì porta avanti da tempo. In cosa consiste? Ce lo spiega Tancredi Bruno Di Clarafond, consigliere comunale di Mondovì e già prefetto, che ha seguito questa importante iniziativa fin dall’inizio: «L’obiettivo era quello di creare “gruppi di controllo”. I cittadini che ne fanno parte hanno una funzione di vigilanza e segnalazione, non certo di intervento. Chi si è dato a disposizione, e ha effettuato i corsi con le Forze dell’ordine, oggi è un referente per la propria zona. Se viene notato qualcosa di sospetto, di anomalo, il referente può segnalare direttamente alle Forze di Polizia». Senza allarmismi e lontanissimi dall’incentivare iniziative di intervento diretto. Bensì basandosi su principi molto semplici: consapevolezza, autotutela, senso civico. «Oggi è necessario pervenire ad un sistema integrato di sicurezza, rafforzando la collaborazione tra Amministrazioni centrali, Istituzioni e società civile – scrive il Comune –. È necessario valorizzare al massimo i percorsi di cittadinanza attiva e di partecipazione diretta dei cittadini». Anche perché è impensabile che i tutori dell’ordine siano ovunque, sempre. E allora il Comune chiama a raccolta gli occhi vigili di chi, conoscendo il proprio quartiere, ha le “antenne dritte” e può fare la propria parte.

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