Bergonzi racconta all’Associazione Dardanello l’intervista al Papa

Pier Bergonzi, vicepresidente della giuria del Premio Dardanello e vicedirettore della Gazzetta dello Sport, racconta ai microfoni dell'associazione villanovese i retroscena dell'intervista al Santo Padre

Sabato 2 gennaio sulle colonne de "La Gazzetta dello Sport" e "Sportweek" è stata pubblicata un'intervista a Papa Francesco sul tema sportivo. L'autore di questo servizio, davvero unico nel suo genere, è Pier Bergonzi, vicedirettore della "Gazzetta", direttore di "Sportweek" e grande amico dell'Associazione Dardanello. Oltre ad essere vicepresidente della giuria che ogni anno assegna il Premio messo in palio dall'associazione nel ricordo dell'indimenticato Piero Dardanello, grande giornalista sportivo, Pier Bergonzi è intervenuto negli incontri del 2017 di "Dardanello a scuola" colloquiando con i giovani alunni di San Michele, Vicoforte e Villanova, insieme a Luigi Garlando.

«In attesa di riprendere il progetto “Dardanello a Scuola” con gli appuntamenti
del “Dardanello Incontra” - commenta Sandro Dardanello, presidente
dell’associazione Dardanello - abbiamo deciso di immedesimarci nei panni dei giovani
alunni che, di certo, avrebbero avuto numerose curiosità in merito all’importante
scoop dell’amico Pier Bergonzi. Un traguardo professionale che rende orgoglioso tanto
il nostro direttivo quanto la giuria del premio: sono convinto che mio fratello Piero
avrebbe esternato pubblicamente i suoi complimenti e, oggi, voglio fare lo stesso».

Pier Bergonzi e Luigi Garlando incontrano gli studenti del monregalese. Dardanello a Scuola 2017

 

Bergonzi ha accettato di raccontare ai microfoni dell'Associazione come è nata e come si è sviluppata l'intervista al Pontefice.

 

Direttore Bergonzi, la domanda chiave è scontata e, insieme, doverosa: come si arriva ad intervistare il papa?
Sembra l’uovo di Colombo, ma non è altro che la base del nostro mestiere: si tratta di avere un’idea e di fare al diretto interessato una proposta. Se la ritiene interessante, è possibile che questa avrà gambe e andrà lontano. Nel nostro caso tutto è nato dall’incontro tra due persone appassionate di sport: uno sono io, l’altro è don Marco Pozza, grande sportivo, stretto collaboratore del Pontefice. Don Pozza ha scritto il testo della famosa “Via Crucis” di quest’anno, la celebrazione che ha colpito il mondo per l’immagine del papa da solo, davanti alla basilica di San Pietro, buia e luccicante nella pioggia. Conoscevo don Marco perché aveva corso la maratona di New York e ne avevo raccontato l’esperienza in un pezzo per “Gazzetta”. È nata insieme a lui l’idea di proporre al papa una riflessione sullo sport di ampio respiro.

Quale è stato il punto di vista su cui ha scelto di impostare il lavoro?
Il mio punto di partenza era: Francesco è, con Giovanni Paolo II, il successore di Pietro che si è dimostrato più vicino allo sport, in assoluto. Ha incontrato Maradona, Messi, tanti campioni olimpici. Parla spesso di sport e delle sue esperienze come giocatore di calcio e basket, dei suoi ricordi di tifoso del San Lorenzo (club del quartiere Boedo di Buenos Aires, ndr). Così ho lanciato quest’idea: ho detto a don Pozza che mi sarebbe piaciuto raccogliere il punto di vista del papa sullo sport. Al papa è piaciuto questo spunto: dall’estate in poi ci siamo messi all’opera e abbiamo costruito un percorso di trenta domande, a cui Francesco ha risposto. Abbiamo isolato sette parole chiave, che hanno una forte valenza metaforica sia per il tema sportivo, sia nel ripercorrere il pontificato di Francesco: lealtà; impegno; sacrificio; inclusione; fare squadra; ascesa; riscatto. Bergoglio è un papa molto vicino agli ultimi, agli umili e a tutto ciò che è popolare nel senso più nobile del termine. Quella parte lì, che il papa stesso ha definito un’”enciclica laica sullo sport”, è finita su “Sportweek”. Il nostro lavoro è culminato in un incontro emozionante che abbiamo avuto a inizio dicembre a Roma, nella residenza di Casa Santa Marta: al cospetto del Pontefice con don Marco e il direttore de “La Gazzetta dello Sport”, Stefano Barigelli. È stata una piacevole chiacchierata riguardante la sua vita e la sua esperienza di sportivo. Spunti che sono andati tutti a confluire nell’intervista e negli articoli correlati.

Com’è stato, a livello personale, parlare con il Pontefice?
Più facile di quanto pensassi: questo papa è un vero Pontefice, nel senso primo, etimologico, della parola. È un uomo che costruisce ponti, annulla le distanze. Come potete immaginare, l’emozione è stata fortissima, la situazione era “elettrica” a livello interiore. Eppure avevamo un linguaggio comune. Parlavamo della passione sportiva. Non lo ha esplicitato, ma penso che papa Francesco abbia scelto di fare questa intervista con noi perché siamo un quotidiano con un pubblico trasversale, letto da persone di tutte le estrazioni culturali e di tutti gli ambienti. Inoltre parliamo di sport, che è un ambito estremamente inclusivo: l’esperienza sportiva è comune a tutti, abbatte ogni barriera. Nello sport conta il talento, ma conta anche il lavoro: l’impegno e il sacrificio sono necessari per il raggiungimento di un risultato.

Cosa le ha lasciato questa esperienza?
Un pizzico d’orgoglio, intanto. Faccio questo mestiere da 35 anni, e questa è sicuramente l’intervista più importante della mia carriera. Si prova un senso di pienezza, perché si ha a che fare con una persona che dà valore e contenuto a qualunque parola si possa dire o scrivere. Le domande sono 31, e tutte le risposte meriterebbero una lunga riflessione: potrebbero tutte essere spunti per trattazioni molto più ampie.

In effetti non è difficile che questo avvenga davvero...
Intanto questa intervista ha già mosso tanto: è sicuramente un documento che ha suscitato numerose reazioni, anche a giudicare dalle telefonate e dai feedback che sono arrivati in redazione in questi giorni. Mi fanno pensare che, anche questa volta, abbia fatto centro, toccando dei punti che meritano di essere ulteriormente elaborati.