Langhe nell’Unesco: la partita si gioca in Qatar

Tra poco meno di una settimana si saprà se i territori vitivinicoli del Piemonte verranno riconosciuti come patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco. La decisione verrà presa a Doha, in Qatar

È la settimana decisiva. Tra poco meno di una settimana si saprà se i territori vitivinicoli del Piemonte verranno riconosciuti come patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco. L’inserimento nella prestigiosa lista dell’Unesco è un sogno che potrebbe diventare realtà se i membri del Comitato, riuniti dal 15 al 25 giugno a Doha, decideranno di dare una risposta positiva alla richiesta. Molti gli argomenti che dovranno affrontare i 21 membri del Comitato, composto da Algeria, Colombia, Croazia, Finlandia, Germania, India, Giamaica, Giappone, Kazakistan, Libano, Malaysia, Perù, Filippine, Polonia, Portogallo, Qatar, Repubblica di Corea, Senegal, Serbia, Turchia, Vietnam. Ma tutti gli occhi sono puntati sull’esame delle proposte per i nuovi inserimenti nella "Lista del Patrimonio mondiale". L’Unesco, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di educazione, scienza e cultura, ha finora inserito nel suo patrimonio dell’umanità ben 981 siti in 160 Paesi del mondo, di cui ben 49 in Italia. Il territorio vitivinicolo piemontese tra le province di Cuneo e di Asti potrebbe dunque rafforzare il primato dell’Italia come Paese con il maggior numero di siti culturali e naturali riconosciuti. Dopo una lunga istruttoria, la decisione definitiva sulle Langhe sta dunque per arrivare all’auspicata conclusione. Già nel 2012 si era tentato di ottenere il riconoscimento, ma poco prima della riunione, tenuta allora a San Pietroburgo, la candidatura fu rimandata perché i tecnici dell’Icomos, l’Organo tecnico di valutazione dell’Unesco, chiesero di restringere i confini delle aree da tutelare. Il territorio fu ritenuto troppo vasto e così, rispetto al progetto iniziale, dalle cosiddette "zone di eccellenza" furono escluse le colline del Dolcetto. La seconda ispezione, pochi mesi fa, ha permesso all’Icomos di superare le criticità ed esprimere parere positivo. Certo lo smacco è stato grosso ed ha deluso molti, lasciando l’amaro in bocca a tutti quelli che nel mondo del vino ci lavorano, soprattutto a Clavesana, dove, fin da subito, si era iniziato a sostenere la candidatura. Un peccato, soprattutto se si pensa alle peculiarità che questo territorio si porta dietro, sia dal punto di vista paesaggistico, ma anche e soprattutto, culturali, sociali ed umane. Assorbita la delusione, ora, però, si pensa in prospettiva. La speranza, se la candidatura dovesse andare a buon fine, è che il riconoscimento dato a Barolo e ai suoi vitigni – la "core zone" più vicina a noi – possa portare benefici anche alle Langhe monregalesi. Per ora i dati parlano di un afflusso turistico incrementato del 30%. Staremo a vedere.



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