Dai NEET al Net, e oltre. Il conflitto generazionale ne “Il tuo nemico” di Michele Vaccari

Ancora una bella presentazione presso la libreria Confabula di Mondovì, quella de “Il tuo nemico” di Michele Vaccari, occasione di una riflessione a tutto campo sui disparati argomenti che confluiscono nel romanzo.

Michele Vaccari, genovese, formatosi ad DAMS e alla Holden School di Torino dopo studio non umanistici, è al quarto romanzo, ma considera questo un suo vero esordio, un’opera più matura e complessa. Di estrazione popolare, dal Marassi di Genova, quartiere chiuso anche simbolicamente tra il carcere e lo stadio, Vaccari oggi lavora in editoria, e spiega senza infingimenti le difficoltà di muoversi in un ambito lavorativo, quello letterario e culturale, che è ancora appannaggio quasi dinastico di quanto resta della borghesia. Il ceto medio, la “classe disagiata” di cui hanno parlato Raffaele Ventura Eschaton e, sulla sua scia, altri, stenta a muoversi al margine di questo sistema, anche se proprio per la sua marginalità può produrre a volte qualche scatto d’originalità ormai assente (Vaccari vede l’anno-crisi nel 1985, morte di Calvino e chiusura dell’Einaudi storica).

Al centro vi è il tema dei NEET, i giovani tra 15 e 29 anni (ma il fenomeno ultimamente va crescendo d’età) “not in education, employement or training” che costituiscono un problema crescente nelle società occidentali. Nel protagonista Gregorio ciò si intreccia al tema del bullismo e, viene da dire, anche a quello dell’hikikomori giapponese: stufo delle angherie nel mondo scolastico, Gregorio si chiude in casa per non uscirne più (viene in mente anche il Gregor Samsa di Kafka...) nel 2008, l’anno in cui inizia la crisi che colpisce anche il padre, genetista di chiara fama e dagli inconfessabili segreti.
Da qui la trama si complica, e a questo primo nucleo centrale se ne aggiungono altri, e altri personaggi, dai NEET al Net: Gaia, la ragazza hacker che si unisce agli Anonymous e pirata i siti di politici di fama, è autrice di una rivoluzione attiva opposta a quella passiva del protagonista, ma ugualmente in scacco. Si tratta di unna “generazione senza nemici”, dove non c’è un bersaglio evidente, come i fascisti per la Resistenza o l'establishment per il '68: i rivoluzionari di ieri hanno fatto tesoro della loro esperienza e, integrati al potere, ne offrono un volto suadente, sfumato. Si annulla ogni resistenza tramite il giovanilismo fasullo dei “finti ragazzi di quarant’anni” della music television (o, oggi, di Youtube, se non altro) e un internet che – possibilità enorme – toglie però il piacere della scoperta, dell’avventura, portando tutto nella tua stanza, nel tuo device. Su tutto lo spettro della meritocrazia, abile espediente retorico ideato da chi da sempre abilmente se ne chiama fuori per far combattere le classi subalterne tra loro.

“Il mio nemico non ha divisa”, cantava efficacemente Daniele Silvestri alcuni anni fa: e Vaccari non sembra lontanissimo dalle considerazioni di quella canzone. I suoi riferimenti letterari sono comunque vasti e interessanti, perseguendo anche un canone italiano apparentemente minore del fantastico, da Emilio Salgari a Il male oscuro di Giuseppe Berto, dal Pianeta irritabile di Volponi alla SF irregolare di Primo Levi, assieme ovviamente a riferimenti letterari più tradizionali ma altissimi come Faulkner, e al meglio della SF di oltreoceano, Ballard, Philip Dick, Huxley.

La scelta di un romanzo fortemente pluristilistico, scritto seguendo una trama di stili diversi (Postmod, Cannibale, Balestrini, De Lillo) sembra quasi guardare all’Ulisse di Joyce, ma la scelta di chiudere ogni capitolo con una brusca svolta narrativa, invece di imperniare il tutto su una svolta centrale, è derivato dalla tradizione del Feuilletton (e, ai giorni nostri, da Stephen King, che ne ha fatto un suo marchio di fabbrica).

Insomma, un cocktail di spunti molto vari e disparati, che sicuramente rendono questo “Il tuo nemico” un volume singolare e interessante. Ci aggiorniamo a breve per una recensione ragionata, ultimata la lettura.

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