Levi100/Storie Naturali: il Black Mirror di Primo Levi

Le storie naturali di Primo Levi, un libro poco noto ma ricco di intuizioni interessanti e idee geniali.

"Storie naturali" è una raccolta di racconti pubblicata da Primo Levi per Einaudi, nel 1966. La particolarità è che si tratta di racconti di fantascienza: un tassello importante di quel canone nascosto della fantascienza italiana praticata da nomi di primo livello (Buzzati, Calvino, Eco) ma in modo irregolare e un po’ dissimulato. Non fa eccezione Levi, che adotta per la raccolta lo pseudonimo di Damiano Malabaila. Un nome che nasce, pare, dall’insegna di un elettrauto che Levi vedeva durante il tragitto, ma che è stata interpretata da alcuni critici come “mala balia”, una nutrice malvagia, con riferimento alla scienza o – ironicamente – a Levi stesso. Il risultato dello pseudonimo, per ammissione dello scrittore, fu di far cadere la raccolta nell’indifferenza: ed è un peccato, perché molte idee presenti sono brillanti, a tratti addirittura geniali.

La cornice narrativa sono gli incontri tra Levi e Simpson, agente italiano di una multinazionale tecnologica USA, la NATCA, che propone a Levi, nella sua duplice qualità di “tecnico” e letterato, alcune delle innovazioni della ditta stessa.

Il racconto più antico, “Il versificatore”, era stato già pubblica su Il Mondo nel 1960, e racconta di un computer in grado di produrre versi. Una riflessione piuttosto raffinata sull’intelligenza artificiale, in parte forse influenzata dalla fantascienza asimoviana. Del resto “Le meraviglie del possibile”, raccolta del meglio della SF di quegli anni, era uscita per Einaudi nel 1959, creando interesse per il genere oltre la nicchia di cultori “nerd” dell’epoca. Asimov aveva sviluppato il tema della letteratura combinatoria nel 1956 con “Il piccolo bardo”, pubblicato in Italia nel 1964; nella fantascienza sovietica il tema era stato ripreso da Stanislav Lem, nella sua raccolta “Cyberiade” (1965). Levi dunque si inserisce nel filone in modo autonomo, con riflessioni interessanti, pervase sempre da un vago e garbato senso malinconico.

Del racconto fu tratto anche un adattamento televisivo nel 1971 dalla RAI, per il regista Massimo Scaglione, che si occupò anche di altri tre racconti di Levi nel 1978 (due di questi, “Il sesto giorno” e “La bella addormentata nel frigo”, provengono sempre dalle Storie Naturali, e il secondo è di nuovo fantascienza vera e propria, sulle tecniche criogeniche). Il tema del Versificatore sarà tra l’altro ripreso da Eco nel “Pendolo di Foucault”, dove Jacopo Belbo trasformerà un programma versificatore in uno in grado di ricombinare gli eventi della storia umana per scrivere il vero Piano esoterico attorno a cui ruota la storia.

Ma anche molti altri racconti sono piuttosto innovativi: quello sul Mimete anticipa le stampanti 3D, un’innovazione che tuttora suscita grandi interessi. Il più innovativo è forse “Trattamento di quiescenza”, l’ultimo della serie con il signor Simpson, in cui si anticipa il tema della realtà virtuale in un modo, in particolare, che ricorda da vicino "Strange Days" (1995): si realizzano filmati che poi vengono vissuti dalle persone tramite un apposito visore. In questo caso, l’influenza di Asimov sembra piuttosto forte (pur in uno sviluppo autonomo): “Dreaming Is a Private Thing” è del 1955, di poco precedente l’opera di Levi, e tratta fantascientificamente dello stesso tema. Non un Levi quindi assolutamente originale, come talvolta è stato pensato da un mondo letterario italiano che conosce poco la fantascienza: ma un Levi aggiornato sulla fantascienza più aggiornata del periodo, cosa se vogliamo altrettanto interessante.

In molti hanno visto infatti nel nome di Simpson, il tecnico che propone le innovazioni tecnologiche, un interessante simbolismo, ricollegando questo cognome (oggi reso arcinoto da Matt Groening) a Sansone, l’eroe biblico dotato di forza sovraumana e di un tallone di Achille inevitabile, come noto nei capelli, che gli saranno recisi da Dalila. Lo stesso vale per la tecnologia, dotata di potenza smisurata ma spesso caratterizzata da un punto debole che può volgere al negativo anche innovazioni potenzialmente benefiche. Un Levi, quindi, molto consapevole, in grado di andare oltre al dibattito tra positivisti e catastrofisti tecnologici che contrassegna la fantascienza dai tempi di Verne VS Wells: gli “Apocalittici” e gli “Integrati” di un celebre saggio di Eco, del 1964, dove anche di science fiction si tratta. Levi non è l’unico, ovviamente, a cercare e trovare una sintesi, ma certo offre una sua visione innovativa e personale, collegata all’equilibrato razionalismo che unifica le sue opere.

In qualche modo, una anticipazione di uno spirito nella lettura della tecnologia che anticipa quello che si sarebbe diffuso davvero nella cultura di massa solo in questi anni 2010, con una serie come Black Mirror. Si tratta dunque di racconti che andrebbero tutti riscoperti e analizzati più ampiamente di quanto abbiamo potuto fare in questo “invito alla lettura”, e che andrebbero magari antologizzati nel programma del biennio delle superiori di letteratura italiana, quando si affronta la fantascienza con giusta dovizia di autori statunitensi, a cui non sarebbe male aggiungere alcuni riferimenti della nostra storia letteraria.

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