Il continuum di Leibniz: l’editoria alle prese con il contagio

Emergenza sanitaria ed editoria: come il settore ha reagito all'emergenza sanitaria, dalle iniziative di solidarietà online alle presentazioni virtuali, come nel caso del Salone del libro di Torino

Il Coronavirus ha colpito anche l’ambito della produzione libraria e fumettistica, benché le librerie siano state aperte anticipatamente rispetto agli altri esercizi commerciali per una anche discussa ragione “simbolica”. La paura del contagio ha infatti comunque diminuito la propensione delle persone ad uscire per quelle che non sono viste come spese essenziali, e l’impoverimento in atto trattiene molti da spese non di mera sopravvivenza. Ha invece retto meglio il sistema delle edicole, che non sono state chiuse in quanto servizio essenziale. Di conseguenza, il fumetto ha invertito il processo di passaggio dalle edicole alle librerie di varia in corso in questi ultimi anni, e anche una parte della produzione letteraria sta trovando con più forza una nuova vita in edicola (si veda la recente collana di Murakami). Quello che entra in crisi profonda è tutta la dimensione sociale del libro: le presentazioni, i firmacopie, gli incontri. Il Salone del libro di Torino di quest’anno è stato reinventato in una forma “virtuale”, così come si è già celebrato un primo festival fumettistico virtuale, il CoronaVS Comics. Difficile pensare oggi che queste pallide forme suppletive possano sostituire le manifestazioni reali: vedremo col tempo e con l’abitudine. Ci si interroga anche sul futuro dell’ebook: introdotto verso il 2000, non è mai decollato, a fronte invece del ritorno al “volume di pregio” per il piacere anche fisico dell’opera da possedere. Le editrici soprattutto fumettistiche sono state generose nell’offerta di pdf gratuiti, consultabili online o addirittura scaricabili, durante l’emergenza, che hanno avuto un buon successo: il problema è, come al solito, convincere il pubblico a pagare un “contenuto virtuale”. In ogni caso, per il libro sembra profilarsi un triste passaggio dal “continuum di Voltaire” al “continuum di Leibniz”: da un periodo, cioè, in cui il libro era al centro del dibattito reale, fisico, del vivo della società, a un periodo in cui la fruizione libraria avviene con la chiusura dell’individuo in una Monade ermetica, senza rapporto con gli altri membri della “repubblica delle lettere” che non sia puramente virtuale.