Rapina a Grinzane: fermato il terzo rapinatore

foto ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO
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Sparatoria dopo una rapina in gioielleria a Grinzane Cavour: due morti in strada in frazione Gallo. La vetrina già presa di mira nel 2015

Due rapinatori morti uccisi in strada, un terzo ferito a una gamba individuato nella notte mentre cercava di raggiungere l'ospedale. Ecco il bilancio di una tentata rapina finita nel sangue mercoledì 28 aprile nell'Albese, a Grinzane Cavour in frazione Gallo.

Il fatto è avvenuto verso le 18,30, in centro. Tre persone hanno  tentato di rapinare la gioielleria di Mario Roggero in via Garibaldi, la strada centrale del paese. Da quello che è emerso dalle prime ricostruzioni, sono entrati nel negozio armati, minacciando la moglie e la figlia del titolare. Roggero è sopraggiunto poco dopo. Poi gli spari.

Due dei rapinatori sono sono morti sul colpo, i loro corpi erano a terra sull'asfalto. Il terzo è scappato: è stato rintracciato ore dopo, con una ferita da arma da fuoco a una gamba, mentre tentava di raggiungere l'Ospedale di Savigliano.

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foto ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO
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La dinamica completa è ancora in fase di accertamento da parte degli inquirenti, le operazioni sono in corso. Sul posto sono intervenute in massa le Forze dell'ordine, con la Compagnia Carabinieri di Alba e il Comando provinciale di Cuneo, oltre agli operatori sanitari. Le indagini sono coordinate dalla Procura di Asti e dal dott. Davide Greco.

La stessa gioielleria era già stata presa di mira nel maggio del 2015: due rapinatori avevano preso di mira la vetrina, picchiando violentemente il titolare, legando le figlie e chiudendole in uno stanzino. I responsabili furono individuati e arrestati alcuni mesi dopo.

A intervenire politicamente sulla tragedia, prima ancora di avere una ricostruzione confermata dei fatti, è stato il leader della lega Matteo Salvini con un post Facebook: «Un abbraccio al gioielliere e alla sua famiglia aggredita. Il loro negozio di Grinzane Cavour era già stato rapinato nel 2015: il titolare era stato picchiato e legato, poi chiuso in bagno con la figlia. La difesa è sempre legittima».

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