“Biblioteca della Resistenza” e non solo: un servizio prezioso, grazie alle volontarie

Nata nel 2008 per ospitare l’incredibile eredità del partigiano Beppe Anacar, la struttura di Bastia ha poi allargato l’offerta, con tanti libri nuovi di ogni genere: dall’infanzia alla narrativa

Luogo di aggregazione e di cultura, dove poter prendere in prestito numerosi libri di recentissima pubblicazione e, allo stesso tempo, scambiare quattro chiacchiere con le disponibili volontarie che si occupano settimanalmente del servizio. La Biblioteca civica di Bastia, nei recuperati spazi dell’antica chiesa di Sant’Antonio, ora di proprietà comunale, aspetta i bastiesi, grandi e piccini, interessati alla lettura: l’offerta è infatti veramente ricca, variegata ed adatta ad ogni età. Marienza Ferrero e Martina Aimo, volontarie di lungo corso, impegnate su più fronti e anche “addette” al servizio bibliotecario, spiegano: «Grazie ad un gruppo di sei volontarie, la Biblioteca è aperta al pubblico per due giorni a settimana, il mercoledì e il giovedì dalle ore 8.30 alle 11.30. Ci occupiamo della catalogazione delle consultazioni e dei prestiti. La Biblioteca conta addirittura 15 mila volumi consultabili, di cui 7.500 catalogati. L’offerta è molto variegata: si va dall’arte, alla storia, alla musica, arrivando poi ovviamente alla narrativa, ai romanzi e ai libri per giovanissimi: abbiamo circa 2 mila volumi per i lettori delle fasce “prime letture” e “ragazzi”».

«Il lavoro incredibile del prof. Lino Musso, senza di lui non ce l’avremmo fatta»
Quella di Bastia è una Biblioteca “speciale”, sorta con uno scopo mirato ed una finalità precisa, che via via nel tempo ha poi saputo anche ampliare i suoi orizzonti, arrivando a fornire ora un servizio per ogni tipo di lettura. «La Biblioteca è nata ufficialmente nel 2008, anche se abbiamo iniziato a lavorarci già anni prima – racconta Gino Elladi, anche lui volontario in paese praticamente da sempre e sindaco tra il 2007 e il 2012 –. Tutto è partito dalla richiesta del partigiano Beppe Anacar, che sulle nostre colline aveva combattuto in guerra. Anacar ci aveva contattati perché voleva lasciare il suo enorme patrimonio sulla Resistenza al Comune di Bastia. Faldoni, documenti, scritti originali, cartoline, fotografie, calcoli: ci ha donato un’enorme eredità, da preservare, conservare e tramandare. All’epoca però non avevamo un posto adatto a contenere tutto ciò, così abbiamo “creato” la Biblioteca della Resistenza, convertendo la ex chiesa di Sant’Antonio, acquistata dalla Curia. Una volta recuperato tutto il materiale donato, il secondo passaggio, altrettanto complicato, ha riguardato la catalogazione. In quel frangente si erano rivelati fondamentali il lavoro e le competenze del prof. Lino Musso, uomo di una cultura immensa, che ha svolto per Bastia un lavoro incredibile, suddividendo i faldoni e sistemandoli secondo un ordine ben preciso. Senza di lui non ce l’avremmo mai fatta. Attualmente la Biblioteca di Bastia contiene 1.331 documenti che riguardano la Resistenza partigiana». A quel punto, come detto, la Biblioteca ha poi ampliato l’offerta: «Negli anni abbiamo poi ricevuto sostanziose donazioni di libri da privati – aggiunge Marienza Ferrero –, poi sono arrivati due contributi statali da 5 mila euro l’uno, che tra il 2020 e il 2021 ci hanno permesso di acquistare tanti libri nuovissimi, con un occhio di riguardo agli autori locali». La Biblioteca aderisce da parecchi anni all’iniziativa “Nati per leggere”, tramite la quale si regala un libro ad ogni nuovo bimbo nato, coinvolgendo le famiglie.

Progetti futuri: presentazioni di libri e un “Circolo culturale”
In vista dell’autunno, le volontarie stanno già pensando ad una serie di iniziative: «Siamo al lavoro per organizzare presentazioni di libri che abbiano legami con il territorio, in modo che le persone si “abituino” anche maggiormente a frequentare un po’ di più la nostra bellissima Biblioteca – concludono Marienza e Martina –. Allo stesso tempo ci piacerebbe creare una sorta di “Circolo culturale”, un posto di ritrovo per i bastiesi, dove potersi incontrare anche in inverno, scambiare quattro chiacchiere e sorseggiare un tè».

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