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I tecnici CONICOS rapiti: "Sequestrati per errore: doveva essere una rapina, miravano ai soldi"

Danilo Calonego e Bruno Cacace, i due tecnici italiani dell'impresa di Mondovì rapiti in Libia, sono stati liberati e sono già rientrati in Italia.

I tecnici CONICOS rapiti: "Sequestrati per errore: doveva essere una rapina, miravano ai soldi"

"Siamo sequestrati per errore, da criminali comuni": così i due tecnici rapiti e oggi liberati, interrogati oggi dai pm di Roma. "I nostri sequestratori non erano credenti, bevevano alcol e non pregavano - hanno detto -. Una banda guidata da uno spacciatore di droga algerino. Non cercavano noi, ma il manager dell'azienda: doveva essere una rapina, miravano al denaro. Noi ci siamo finiti in mezzo per errore"

Danilo Calonego e Bruno Cacace, i due tecnici italiani della CONICOS di Mondovì rapiti in Libia lo scorso 19 settembre, sono stati liberati. La notizia che si attendeva da un mese e mezzo è arrivata la mattina di sabato 5 novembre. Il giorno precedente l'imprenditore Giorgio Vinai, era stato convocato a Roma: quelle sono state le ore decisive

Liberati nella notte
Lo dice una nota della Farnesina: «I due tecnici italiani della società CONICOS, Danilo Calonego e Bruno Cacace, e il cittadino canadese Frank Poccia, sono stati liberati questa notte nel sud della Libia e hanno fatto rientro in Italia nelle prime ore di questa mattina con un volo dedicato. La vicenda si è conclusa grazie alla efficace collaborazione delle autorità locali libiche. Calonego, Cacace e Poccia erano stati sequestrati a Ghat il 19 settembre scorso nei pressi del cantiere dove lavoravano da un gruppo armato che aveva bloccato la vettura sulla quale viaggiavano».

LEGGI: il sequestro avvenne il 19 settembre  

"Sequestro di persona con finalità di terrorismo": verranno ascoltati dalla Procura di Roma
Calonego e Cacace verranno ascoltati in mattinata dai magistrati della Procura di Roma. All'atto istruttorio, che potrebbe avvenire in una caserma del Ros, parteciperà anche il sostituto procuratore Sergio Colaiocco che sulla vicenda ha avviato un'inchiesta in cui si ipotizza il reato di sequestro di persona con finalità di terrorismo.

La gioia delle famiglie
Secondo fonti ANSA, Cacace ha chiamato da Roma le figlie che abitano in Francia. «Ho passato dei giorni infernali, ma ora è tutto passato – dichiara la mamma di Cacace, Maria Margherita Forneris –. Oggi è una giornata bella, non vedo l'ora di abbracciarlo perché quando tornava dalla Libia, abitava con me - ha detto - Ho avuto tanti momenti di sconforto, ma la comunità di Borgo ci è stata vicino. Faremo una festa di famiglia e una festa di ringraziamento». «Finalmente è un buon giorno. So che mio fratello è libero e sono felice. Non l'ho ancora sentito. Aspettiamo tutti il suo ritorno' – ha detto Daniela Calonego, sorella di Danilo: non trattiene espressioni di felicità e dice di essere stata avvertita dalla Farnesina della conclusione positiva della vicenda – Sono contenta, veramente contenta. E' da quel 19 settembre che non avevamo piu' notizie di Danilo. Non so quando tornerà a casa ma l'aspettiamo».

La soddisfazione di tutta la città nelle parole del sindaco Stefano Viglione: «Provo un forte sollievo: è la notizia che tutti aspettavamo. Abbiamo vissuto settimane di grande ansia per la sorte dei nostri connazionali: la loro liberazione non può quindi che riempirci di gioia. Il pensiero va ai familiari che finalmente possono riabbracciare i loro cari, ma anche alla proprietà dell’azienda, che sappiamo aver vissuto settimane di grande angoscia. Tutto si è risolto per il meglio, grazie anche  all’importante lavoro della Farnesina, con la collaborazione delle autorità libiche».

Rapiti da uomini armati
I rapitori li avevano aspettati a lato strada. Forse hanno finto di avere un guasto all’auto. «In Libia tutti si danno una mano – racconta un ex collega, Pierluca Racca di Mondovì –: se vedi un’auto ferma a bordo strada, accosti per vedere che è successo». Aspettavano l’auto con i due italiani? Come facevano a sapere che sarebbe passata di lì, proprio quel giorno? Tante domande sono ancora senza risposta.
Il fatto è avvenuto lunedì mattina, lungo una strada vicino a una cava. In quella zona, pieno deserto nel sud della Libia, non c’è nessuno. Sono stati presi da un gruppo di uomini armati. 

La multinazionale monregalese
La Conicos, con sede a Mondovì, è una multinazionale che opera nel campo delle grandi infrastrutture: autostrade, aeroporti, ospedali. In Granda hanno realizzato opere come il raddoppio della A6 o la Est-Ovest di Cuneo. In Italia ha anche lavorato nell’immobiliare costruendo hotel nelle grandi località turistiche. A Mondovì ha realizzato la tangenziale, la caserma dei Carabinieri, e la Funicolare. La sede in Libia è stata aperta nel 1982.

L'ex collega: «Li conosco entrambi. Una volta la situazione era tranquilla, oggi no»
Pierluca Racca, edicolante di Breo, conosce entrambi gli italiani rapiti. «Ho lavorato con loro in quello stesso cantiere all’aeroporto. Danilo Calonego, di Belluno, era un meccanico, mentre Bruno Cacace, di Borgo San Dalmazzo, era il foreman ovvero il responsabile del cantiere». Del deserto libico, nella zona di Gath, si ricorda tutto: il cantiere, le difficoltà, la situazione sotto il regime di Gheddafi. «Lavoravamo senza problemi: prima ci sentivamo protetti – racconta –. Quando ho appreso la notizia ho parlato col nostro referente in Libia, che mi ha raccontato ciò che è successo: li hanno fermati in mezzo alla strada, sono usciti armati e li hanno portati via. Prima era una zona tranquilla, nel sud della Libia non ci sono mai stati problemi. Oggi è cambiata».

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