Messa per la Giornata Mondiale della pace: l’ Omelia del vescovo Egidio

Santuario di Vicoforte, 1 gennaio 2019

L’umanità è abitata da Dio

Fare memoria della maternità di Maria significa anzitutto concentrare l’attenzione su un aspetto particolare del Natale e del suo quasi ineffabile mistero: una donna mortale genera Dio, il Dio immortale che si incarna nel Figlio.
La fede ci chiede di credere questo, per paradossale che sia. E già da qui può nascere una riflessione: essere cristiani significa muovere dall’accettazione di qualcosa di enorme, la commistione del divino con l’umano, dell’infinito con il finito, del perfetto con l’imperfetto.
Dio onnipotente cresce come uomo nel grembo di una giovane donna nata ai confini dell’impero. Credere, per noi, è anzitutto credere questo. Ma, se fissiamo lo sguardo sul ventre di Maria che cela il suo meraviglioso frutto, e poi su Gesù appena nato, immediatamente percepiamo come quel ventre e quel bimbo segnino un cambiamento decisivo nella storia dell’umanità. L’umanità non è più sola, abbandonata a se stessa, mera carne dentro il mondo corruttibile: l’umanità è stata abitata da Dio, ha rivestito Dio della sua carne, è concretamente stata visitata da Dio. Pensate, dall’anno zero, nei secoli, come è cambiata la nostra percezione di noi stessi alla luce di questa certezza: nell’umano brilla il divino; Maria è madre di Dio, lo ha generato in mezzo agli uomini, Gesù è il punto di incontro fra umano e divino, da sempre e per sempre.

La maternità di Maria, modello di ogni maternità 

Se poi guardiamo al puro concetto di maternità, la celebrazione di oggi credo ci inviti al coraggio, alla responsabilità e alla cura. 

Mi spiego.
Quando una madre genera un figlio, compie anzitutto un atto di coraggio, perché sa di esporlo al rischio e alla bellezza della vita, e di esporsi alle sofferenze che, inevitabilmente, l’amore comporta, e quello materno più di altri, data la forza del legame che instaura. Maria, non per caso, si sentì presto predire da Simeone che una spada le avrebbe trapassato il petto.
Quanto alla responsabilità, credo non sia necessario sottolineare che chiunque, non solo una madre, quando genera qualcosa ne diviene responsabile, e sarebbe bene che tutti noi ci sentissimo più responsabili di tutto ciò che generiamo vivendo. Dei figli, certo; ma anche dei progetti; dei rapporti; dei sentimenti: di tutto ciò che nasce perché noi lo vogliamo dovremmo poi sentirci responsabili.
Dal che, dovrebbe derivare anche l’attitudine ad averne “cura”, atteggiamento mai abbastanza raccomandato.
Celebrare Maria madre di Dio sulla soglia dell’anno, vuole dire anche ricordare a noi stessi l’importanza della “cura” nelle cose che facciamo e che viviamo per l’anno che inizia. Maria avrà cura di Gesù fin sotto la croce; avrà cura di lui sempre: da quando lo presenterà al tempio a quando, a Cana, lo inviterà a compiere il suo primo miracolo. Una madre è madre in quanto ha cura del suo figlio nel tempo. Facciamo nostra l’idea stessa di maternità ripromettendoci di avere davvero cura di tutto ciò cui la vita ci chiama: della nostra vocazione, del nostro lavoro, della nostra famiglia, del coniuge cui abbiamo promesso fedeltà e presenza, dei figli che abbiamo, appunto generato, della porzione di mondo in cui viviamo e che in qualche modo ci è temporaneamente affidata: Maria madre di Dio faccia di ciascuno di noi una “madre” coraggiosa, responsabile e capace di cura.

La buona politica e la pace

Oggi, primo gennaio, come ogni anno, è anche la giornata della pace. La 52^ edizione; momento di riflessione e di preghiera su un tema che a tutti deve stare a cuore, non solo a parole, ma fattivamente, facendosi operatore di pace attorno a sè. Una ricorrenza di valore universale quella della Giornata della Pace, quindi non semplicemente confessionale. Così spiegava papa Paolo VI: "La proposta di dedicare alla Pace il primo giorno dell'anno nuovo non intende perciò qualificarsi come esclusivamente nostra, religiosa, cioè cattolica; essa vorrebbe incontrare l'adesione di tutti i veri amici della pace, come fosse iniziativa loro propria".
Da allora, dal 1967 ad oggi, il tema dei Messaggi per la pace ha offerto ai grandi del mondo e agli uomini di buona volontà interessanti spunti di dialogo.
Quest'anno, cento anni dopo la fine della prima guerra mondiale che tanto sterminio e morte e desolazione ha lasciato dietro di sè, e che ci ricorda che la pace non deve mai essere data per scontata, ma sempre, voluta e ricercata, papa Francesco ci ricorda - questo è il tema - che "La buona politica è al servizio della pace". Tema davvero interessante! Il linguaggio del papa è molto concreto. C'è solo da augurarsi che i diretti interessati ne facciano tesoro. Io vorrei qui citare tre passaggi che considero particolarmente significativi.

Le beatitudini del politico

Innanzitutto Papa Francesco cita le "beatitudini del politico" proposte dal Cardinale vietnamita François-Xavier Nguyên Vãn Thuân, morto nel 2002, che è stato un fedele testimone del Vangelo. Ascoltiamole.
“Beato il politico che ha un’alta consapevolezza e una profonda coscienza del suo ruolo.
Beato il politico la cui persona rispecchia la cre¬dibilità.
Beato il politico che lavora per il bene comune e non per il proprio interesse.
Beato il politico che si mantiene fedelmente co¬erente.
Beato il politico che realizza l’unità.
Beato il politico che è impegnato nella realizza¬zione di un cambiamento radicale.
Beato il politico che sa ascoltare.
Beato il politico che non ha paura".
Mi sia permesso di aggiungere: beata la nazione e la città che ha dei politici così!

I vizi della politica

Un secondo passaggio è relativo ai “vizi della politica”, poichè accanto alle virtù, purtroppo, anche nella politica non mancano i vizi, "dovuti sia a inettitudine personale sia a storture nell'ambiente e nelle istituzioni". "E' chiaro a tutti,- dice il Papa – che i vizi della politica tolgono credibilità ai sistemi entro i quali essa si svolge, così come all'autorevolezza, alle decisioni e all'azione delle persone che vi si dedicano". E ancora: "questi vizi, che indeboliscono l'ideale di un'autentica democrazia, sono la vergogna della vita pubblica e mettono in pericolo la pace sociale". E sono: la corruzione, la negazione del diritto, il non rispetto delle regole comunitarie, l'arrichimento illegale, la giustificazione del potere mediante la forza, la tendenza a perpetuarsi nel potere, la xenofobia, il razzismo ecc.

Limpidezza di sguardo e di azione

Il terzo passaggio che vorrei ricordare è il paragrafo titolato:
La buona politica promuove la partecipazione dei giovani e la fiducia nell’altro
Scive il papa: "Quando l’esercizio del potere politico mira uni¬camente a salvaguardare gli interessi di taluni in¬dividui privilegiati, l’avvenire è compromesso e i giovani possono essere tentati dalla sfiducia, per¬ché condannati a restare ai margini della società, senza possibilità di partecipare a un progetto per il futuro. Quando, invece, la politica si traduce, in concreto, nell’incoraggiamento dei giovani talen¬ti e delle vocazioni che chiedono di realizzarsi, la pace si diffonde nelle coscienze e sui volti".

L'importanza del "fattore umano"

Queste le parole del Papa, che ripropongo come invito per una lettura integrale del messaggio. Mi permetto solo un considerazione finale, che potremmo vedere come presupposto indispensabile ed elementare per una buona politica e un buon amministratore. È quello che recentemente un giornalista chiamava "il fattore umano". Il fattore umano: ovvero l'uomo, la materia prima. E come in tutte le cose se la materia prima è genuina e di qualità allora vi sono i presupposti per il bene.
Il giornalista, analizzando diversi scenari politici internazionali, faceva notare quanto fossero venute meno, nel recente passato, figure umanamente ricche. E concludeva: "Dal fattore umano la ripartenza dell’Italia non può fare a meno. La selezione della classe dirigente non può essere affidata al criterio della mediocrità. Non servono curricula astratti, né ricette calate dall’alto. Serve la capacità di sentire il Paese, interpretare il sentimento popolare senza farsene condizionare, elaborare una proposta per le nuove generazioni guardando al domani e non al consenso immediato. Non sono processi che si improvvisano" (A.C. Corriere della Sera, 12 Ottobre 2018).
Detto diversamente: dovremmo sempre chiederci perché una persona sceglie di fare politica, e confidare nella reale altezza della sua statura morale, nella sua reale dedizione agli altri. Se ha agito e agisce per il bene comune; se ha sguardo disinteressato e lungimirante, capace di andare oltre le miopi strategie della polemica di breve respiro e del consenso immediato. Questo, come dicevo all'inizio, è il coraggio vero, la responsabilità e la cura quasi "materna" che è necessaria. Ciò di cui si nutre la buona politica quando vuole giovare alla vita pubblica.
La divina maternità di Maria, poggia indubbiamente anche sulla sua ricca umanità. A lei donna disponibile e disinteressata, messasi al servizio dell'umanità chiediamo intercessione e aiuto.