Lascia il “posto fisso” per diventare imprenditrice agricola: la storia di Valentina

Un anno fa nasceva “Casa Colet” a Monastero Vasco: la scelta coraggiosa di Valentina Bertola

Scelte coraggiose per una qualità della vita migliore e per inseguire un sogno. Valentina Bertola, 32 anni, laureata in giurisprudenza, impiegata a tempo indeterminato, lascia il cosiddetto “posto fisso” per diventare imprenditrice agricola. A Monastero Vasco, un anno fa nasce “Casa Colet” una cascina ristrutturata con 10 ettari di terreni che sconfinano nei territori di Frabosa Soprana e Sottana. Terreni di castagneti, frutteti, campi di cereali, orti con verdure fresche che Valentina consegna personalmente a domicilio. E tanti animali. Ad aiutarla il marito Alessandro, ingegnere. Insieme hanno il sogno di aprire il loro agriturismo entro il prossimo anno.

Valentina, di cosa vi occupate?
Ci occupiamo di produzione di frutta, verdure e cereali. Siamo in conversione per la certificazione biologica, quindi i nostri prodotti sono completamente bio e prediligiamo, nella scelta di cosa seminare, sempre varietà antiche autoctone piemontesi. Oltre alle coltivazioni alleviamo anche alcune capre di Roccaverano, pecore Frabosane, asini sorcini crociati e galline ovaiole.

Come è formata la vostra famiglia e come strutturate la gestione dell’azienda?
La nostra famiglia è composta da me e mio marito, Edoardo (il nostro bimbo di 2 anni), e un altro bimbo/a che arriverà a inizio ottobre! Come puoi immaginare, la gestione non è semplicissima, anche perché mio marito lavora come impiegato in un’azienda di Mondovì. In linea generale i lavori più lunghi e impegnativi (semina dei cereali, trapianto di patate...) li svolgiamo insieme nei fine-settimana o durante le sue ferie, mentre separatamente lui si occupa quotidianamente della gestione degli animali e io mi faccio carico prevalentemente della raccolta, delle vendite e del lato un po’ più strettamente commerciale e burocratico. Alternativamente ci accolliamo la manutenzione ordinaria di orto e frutteto (semine, trapianti, irrigazione…). Edoardo chiaramente è sempre con noi, grazie anche alla vicinanza e all’aiuto dei nonni, ma si può dire che vive a 360 gradi l’esperienza della vita in fattoria!

Come è nata l’idea della vostra azienda agricola?
L’idea di “inventarci” un lavoro insieme nasce molto tempo fa, da quando ci siamo conosciuti. Negli anni abbiamo valutato diverse ipotesi, ma l’unica che veramente ci ha conquistati è stata questa: un ritorno alle origini (già i nostri nonni, come quasi tutti gli anziani in zona, avevano qualche animale e coltivavano verdure e cereali per auto sussistenza), ai ritmi della natura, ad un’alimentazione basata sull’autoproduzione...

Il lavoro di prima?
Io ho studiato giurisprudenza e prima avevo un contratto a tempo indeterminato nell’ambito delle risorse umane. Quando sono rimasta incinta di mio figlio, gradualmente si è andato a creare tutto il progetto e piano piano mi sono resa conto che (nonostante il lavoro di prima mi piacesse molto) non avrei voluto tornare in ufficio al termine della maternità. Mio marito invece è ingegnere e tutt’ora lavora nel suo ambito di studi. Per approcciarci a questo mondo invece abbiamo ripreso in mano i libri, frequentato corsi e approfondito alcune delle tematiche per noi più importanti, come l’utilizzo di preparati naturali e biodinamici per contrastare le problematiche che insorgono sulle coltivazioni, o per esempio per la raccolta di erbe spontanee.

Progetti futuri?
Il progetto che stiamo portando avanti è veramente ampio. Per ciò che riguarda specificatamente l’azienda agricola, l’obiettivo è continuare a crescere acquisendo man mano più terreni coltivabili per verdure e cereali, e creando un nuovo frutteto da zero, utilizzando piante di antiche varietà piemontesi. Il progetto nella sua totalità invece comprende l’apertura, auspicabile entro il 2020, di un agriturismo con camere e una piccola ristorazione, dove poter ospitare, tra le altre cose, attività di fattoria didattica, progetti di fattoria sociale e fattoria aperta.

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