Andrea Ambrogio, un libro alla ricerca di sè e del proprio corpo

Il beinettese trapiantato a Milano ha pubblicato un libro uscito per TEA

Col consumismo degli anni '80 si affrancò anche in Italia l'immagine della finanza come mondo fatto di luci e paillettes, frequentato da persone pronte a qualsiasi cosa: la “Milano da bere”, Reagan, il neoliberismo e l'iconico personaggio di Gordon Gekko del film Wall Street di Oliver Stone. Per quanto questa immagine anche se sfumata permanga, nella finanza si sono aggiunte visioni più sfaccettate, al punto tale che oggi un bancario ha trasformato un percorso esperienziale in una fase così importante della propria vita da meritare la pubblicazione di un libro. È successo al beinettese Andrea Ambrogio, un bancario trapiantato a Milano, che per curare un problema fisico ha avviato un percorso di conoscenza del proprio corpo, che lo ha portato ad una più profonda e inaspettata comprensione delle relazioni familiari, delle amicizie e del lavoro. Si è provato a conoscere meglio l'argomento con alcune domande.

A quale esigenza hai dato voce scrivendo questo libro?

Il libro è nato dall'esigenza di condividere le mie riflessioni, il mio stupore o anche solo quello che mi succedeva dopo ogni seminario di percezione del corpo. Ciò che mi succedeva mi sembrava necessariamente collegato a quanto fatto nei seminari, ma mi sembrava allo stesso tempo impossibile.

È così difficile imparare a sentire il proprio corpo? E come si fa, da dove si parte?

Per me era difficile anche solo immaginare che il corpo si potesse sentire da dentro. Ci è stato insegnato forse il contrario, cioè che il corpo va controllato, se non addirittura ignorato. In realtà ascoltare il corpo è ciò che spontaneamente faremmo non appena smettessimo di ascoltare i pensieri e tutte le informazioni che ci arrivano dall’esterno. Quando ci riusciamo diventa così immediato da stupire.

Da "bancario" come ti sei sentito nell'andare alla ricerca di un territorio inesplorato come il corpo?

Stare di fronte al pc ore e ore al giorno, sempre seduto, magari in giacca e cravatta e quasi sempre concentrato è l’esatto contrario dell’essere in contatto col corpo. Credo che proprio da lì sia nata gran parte della mia curiosità.

Da dove nasce l'idea dei 101 aneddoti invece del "solito" saggio di chi vuol spiegare qualcosa sulla vita?

Se stai nel corpo fa ridere già solo il pensare a un "saggio", cioè a un libro che scrivi partendo dalla realtà e poi, filtrando ed elaborando con la mente, arrivi a una sintesi. Col corpo c’è la realtà e io non ho fatto altro che raccontare la mia.

Un estratto del libro è scaricabile al link www.capirecolcorpo.it



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