“Specchiandoci in Maria, per crescere nella pace e nella fede”. Un appello per le nuove generazioni

L’omelia scritta da mons. Egidio Miragoli e letta dal vicario generale alla concelebrazione eucaristica in Basilica al Santuario venerdì mattina, 8 settembre, nella Natività di Maria

«Avrei tanto voluto essere anch'io con voi in questo giorno di festa e di preghiera in onore di Maria, ricordata nel mistero della sua Natività e celebrata come patrona della nostra comunità diocesana – ha scritto il vescovo mons. Egidio Miragoli nell’omelia letta in Basilica, da parte del vicario generale don Falvio Begliatti, all’interno della concelebrazione eucaristica pre-sieduta da mons. Sebastiano Dho -. Per me sarebbe stata la prima volta, per cui avevo anche la curiosità di condividere una tradizione che da tempo immemorabile si rinnova l'8 settembre e che so essere il momento più solenne e partecipato di questo Santuario. Non solo: questa ce-lebrazione costituisce anche il primo grande appuntamento del nuovo anno pastorale. Tutte ragioni per le quali il vescovo vorrebbe e dovrebbe essere presente. In realtà, come forse già saprete, sono trattenuto a Roma per la partecipazione al “Corso per nuovi vescovi” che per 10 giorni vede radunati tutti i vescovi del mondo nominati nell'ultimo anno da papa Francesco. È un'iniziativa finalizzata certamente a "istruire" i singoli sul nuovo compito tra i successori degli Apostoli affidatogli dalla Chiesa, ma anche a creare comunione, favorire unità e conver-genza di pensiero e di azione. Infatti, benché ogni diocesi sia una Chiesa con una sua partico-lare fisionomia, tuttavia non dobbiamo mai dimenticare che tutti siamo l'unica Chiesa di Cri-sto, non solo in teoria, ma anche nella pratica effettiva di un'azione pastorale condivisa e non "di fantasia”, improvvisata o comunque esclusivamente basata su gusti personali o esigenze locali».
Così il vescovo ha proposto due pensieri, il primo in riferimento al mistero celebrato; il se-condo circa il nuovo anno pastorale.

1. Storia degli uomini e storia di Dio.

«La liturgia, nella preghiera iniziale, ci fa chiedere a Dio che "La festa della Natività di Maria ci faccia crescere nella pace". Di quale pace si parla qui? Non sembra essere la pace generica intesa come convivenza pacifica tra i popoli, ma piuttosto la "pace del cuore" – ha continuato il vescovo –. Perché? Perché questa festa ci parla dell'amore di Dio e della storia dell'amore di Dio per noi. E credere davvero, profondamente, di essere amati da Dio di un amore esclusivo e geloso dovrebbe dare a ciascuno di noi la certezza di non mancare di nulla, di essere già, in quell’amore, provvisti di tutto. In primis, di un senso per la propria vita. La devozione popo-lare, in ogni caso, ha spinto la Chiesa a festeggiare non solo la nascita di Gesù, ma anche la nascita di sua madre. La quale nascita è salutata come una benedizione per tutti, perché Maria sarà colei che permetterà il realizzarsi della Salvezza pensato da Dio».

«Non abbiamo testi biblici relativi alla sua entrata nel mondo; a Maria tuttavia allude la co-siddetta genealogia di Gesù posta in apertura al Vangelo di Matteo – ha prosguito mons. Egi-dio Miragoli –, inserendola in un lungo elenco, solo apparentemente arido, fatto di tanti nomi che peraltro a noi, frequentatori non assidui della bibbia, risultano poco noti…. Il suo nome in quell’elenco appare quasi incidentalmente: è infatti citata come sposa di Giuseppe. Eppure, poi, sarà “attraverso di Lei che Dio si farà uomo, cioè si innesterà in quella storia storta di uomini di cui facciamo parte anche noi. Senza Maria, la retta della nostra storia e la retta della storia della salvezza non si sarebbero mai incontrate. Lei è il punto di intersezione. E' proprio in Lei infatti che il cielo e la terra si incontrano. Nel suo grembo nascerà Gesù, il veramente uomo e il veramente Dio. Da Lei nascerà il Salvatore. Non si può quindi non festeggiare il giorno in cui questa donna è nata, perché quel giorno è nata Colei che ha reso visibile che nulla è impossibile a Dio. Le nostre peggiori storie ormai hanno sempre una misteriosa aper-tura al cielo e alla salvezza, anche quando non ce ne accorgiamo” (L. M. Epicoco). In quell’umile donna, da quel nome marginale e fino allora anonimo, nasce, dunque, la svolta decisiva della vicenda umana sulla terra. Niente meno. Ma Maria ha dovuto dire sì all’iniziativa di Dio, accettare di diventare ciò che Lui (Dio) aveva pensato per lei, trasforma-re la sua vita, o meglio lasciarla trasformare dalla volontà divina».

2. Nell’oggi della Chiesa e del mondo

«Un’ultima, ma non meno importante, notazione. Se siamo anche noi nella storia della salvez-za e nelle vita della Chiesa – ha aggiunto –, quella storia e questa Chiesa, oggi, a che cosa ci chiedono di guardare? Siamo ormai prossimi al Sinodo indetto da papa Francesco. Un Sinodo dei giovani e per i giovani; avrà come tema “I giovani, la fede e il discernimento vocaziona-le”. Un tema indubbiamente quanto mai urgente, che può ben meritare la nostra attenzione: del resto, converrà che noi ci poniamo nella scia del Sinodo non solo per quanto dicevo all'i-nizio, ovvero per la necessità di "sentire con la Chiesa", ma anche perché consapevoli che ri-flettere sui giovani e il loro discernimento vocazionale è una necessità improrogabile anche per la nostra Chiesa locale. In gioco, anzitutto, c’è la fede delle nuove generazioni. Non una fede generica, magari fatta di tradizioni, fatta di conservazione di appuntamenti più o meno sentiti, più o meno esteriori e folcloristici, ma una fede vissuta consapevolmente da ciascuno dentro la propria vocazione, in maniera costante, una fede che produce scelte di vita compiu-te alla luce della fede…. Ma come Chiesa locale poniamoci qualche domanda: conosciamo realmente i nostri giovani? Dedichiamo loro tempo per ascoltarli, per comprendere le loro po-tenzialità, le loro aspirazioni, le loro fragilità, i luoghi che vivono? Da parte di noi adulti, inoltre, viene prodotto lo sforzo di trovare percorsi adeguati a incanalare le loro energie che diverrebbero certamente, in loro, "genialità creativa”? E come possiamo aiutare i giovani ad aver fede, in un clima in cui il futuro è visto come una minaccia e non come una promessa? Sono domande enormi. Ma, è bene saperlo: da come risponderemo ad esse dipende il futuro della Chiesa monregalese. Dico il futuro concreto: se non le sua possibilità di sopravvivenza, certo le forme che essa prenderà».

«Il primo passo consiste dunque nell’avere ben chiaro cos'è il discernimento. Non si intende qui un semplice esercizio di riflessione – ha concluso il vescovo –, bensì qualcosa di più. Il discernimento richiede che si metta a tema il dubbio: il dubbio del cuore che si chiede il sen-so della sua vita di fronte a Dio; che non si fuggano ma si sfruttino le occasioni o gli ambiti in cui più forte e nitida si fa l'incertezza, la fatica di capire qual è la cosa giusta da fare, la dire-zione verso cui muovere il prossimo passo. Un giovane o una giovane donna colgono le pro-prie potenzialità, che spesso sono notevoli; vedono anche le molteplici vie che la vita e la modernità gli schiudono, anche solo grazie alla tecnologia e alla internazionalizzazione degli studi. Comprendere che fare e comprenderlo tenendo conto della volontà di Dio, può essere un compito che fa tremare i polsi. Perciò, secondo passo, se serve una attenta riflessione dei giovani su di sé circa le proprie scelte di vita, alla luce della fede, non meno occorre che vi sia l'accompagnamento spirituale da parte dei sacerdoti, senza il quale un giovane, proba-bilmente, non potrà procedere a un vero discernimento. Due evidenze, quindi, emergono ad un primo esame della questione della vocazione giovanile; agli adolescenti e giovani dico: non mancate della forza di interrogarvi di fronte a Dio su cosa Lui vi chiede, su ciò per cui siete fatti; e ai sacerdoti dico: sacerdoti, trovate tempo per aiutare i ragazzi anche, se non so-prattutto, in questo: ascoltateli, consigliateli, guidateli con rispetto e fermezza, infondete loro coraggio e saldezza!»