Baudelaire, i gatti e l’Unione Monregalese

Sono duecento anni dalla nascita di Charles Baudelaire. Il modello dei poeti maledetti e del simbolismo è una figura affascinante, ma forse anche per il suo maledettismo, L’Unione Monregalese “storica” non si è mai occupata molto di lui. Con un’eccezione curiosa, totalmente isolata, nei primi anni della testata: il 30 aprile 1902, infatti, si parla di Baudelaire. Ma molto “a margine”, in una notizia – giustamente – da prima pagina: “La tassa sui gatti”. Per fortuna, si sottolinea, una bizzarria statunitense, non ancora giunta in Europa, dove colpirebbe “l’animale sacro a Baudelaire”. L’articolo continua con giusta indignazione, sottolineando come i gatti dei proprietari refrattari al nuovo balzello saranno impiccati: si vede che gli esattori USA non avevano letto “Il gatto nero” di Edgar Allan Poe, che proprio Baudelaire tradusse e diffuse in Europa con tutti i racconti dell’incubo del maestro statunitense. Ma Baudelaire seppe cogliere la fascinazione del felino anche nel suo celebre sonetto: “Viens, mon beau chat, sur mon coeur amoureux; / Retiens les griffes de ta patte, / Et laisse-moi plonger dans tes beaux yeux / Mêlés de métal et d’agate...”. Poi più niente fino al 25 aprile 1964, sessantadue anni dopo, di nuovo in prima pagina, per ribadire che quel culto per il gatto forse era un poco diabolico, come quello delle masche. L’articolo, intitolato “Il dorso e la faccia”, riflette se sia vero che la letteratura volta il dorso al cristianesimo, e con sofferenza l’articolista pare dare ragioni. Manzoni è un’eccezione, Hugo è deista, e Baudelaire “Baudelaire sembrava credere di più al Principe delle tenebre che al Dio vivo”. Come Leopardi col suo Arimane e Carducci con un’ode al Satana ferroviario, in grado di portare il progresso nelle più remote stazioni (e quindi è colpa o merito di Trenitalia se il grande piano dei massoni ottocenteschi è un po’ in ritardo), Baudelaire compose una sofferente “Litania a Satana” che è il vero modello di un certo maledettismo dal rock in giù, e di numerose “Sympathy for the Devil”. Ma avremmo potuto perdonarglielo come abbiamo fatto a Carducci: se avesse avuto almeno il buon gusto di citare in una sua poesia la nostra amata Mondovì...