Tutti conosciamo Zerocalcare

Vi è mai capitato di incontrare una persona talmente somigliante a un personaggio di fantasia da esserne l’incarnazione reale? Talvolta accade dal punto di vista fisico, è ancora più sorprendente quando accade dal punto di vista psicologico caratteriale. A me è capitato con un conoscente. Era identico al personaggio di Zerocalcare, ergo, presumibilmente identico a Zerocalcare. Stesso modo di ragionare, stesse paranoie, stesse movenze. La stessa cultura, gli stessi riferimenti, naturalmente percorsi di vita molto simili. Quando è uscito “La profezia dell’Armadillo” per Bao Edizioni è stato uno shock ritrovarlo ritratto in quel fumetto in modo così vivido e perfetto. Non è una combinazione fortuita: è la chiave del successo. Michele Rech, fumettista di estrazione punk, ha avuto l’intuizione di comunicare il proprio vissuto, senza filtri, facendo dell’autobiografismo la propria cifra stilistica, e lo ha fatto con un linguaggio fumettistico postmoderno, basato sul citazionismo, per lo più in chiave nerd, e condito con un senso dell’umorismo micidiale. È diventato lo specchio in cui un’intera generazione si è riflessa, chi più chi meno, ma funziona anche per chi è molto distante dal tipo di persona ritratto da Zero, perché i suoi racconti trovano una continua corrispondenza nel quotidiano. Il citazionismo sembra davvero essere il linguaggio chiave della nuova generazione di artisti pop. Dalla musica (con i giochi di parole e le citazioni nerd di Coma_Cose e Pinguini Tattici Nucleari) al cinema e alle altre arti, la retromania è diventata qualcosa di più che un’operazione nostalgia in grado di far vendere copie sicure a un mercato fobico, bulimico e privo di idee: nell’era della comunicazione è diventato il modo per aggregare più persone possibile intorno a un messaggio: far leva su un retroterra culturale comune per condividere valori, emozioni, idee. Una koinè 2.0, nell’era dei social, dove l’immagine, il simbolo, la battuta, la citazione diventano un modo nuovo per comunicare, un idioma per raccontare i mali della generazione dei trentenni, stretti tra i nativi digitali, nati con lo smartphone in mano e proiettati verso un orizzonte ancora sconosciuto, e i boomer, che non danno opportunità ma hanno alte aspettative. Insomma, la fotografia dei fantasmi di una generazione, fatta con intelligenza e con ironia.

Zerocalcare. Lo strappo imperfetto

Zerocalcare. Vivere lungo i bordi

Da Rebibbia al Forte Prenestino l’urlo hardcore di Zerocalcare

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